Trainspotting 2 di Danny Boyle (2017)

Dreaming is free.

Torna Danny Boyle con i suoi ragazzacci. Nel primo capitolo era riuscito a rappresentare perfettamente una generazione di ragazzi alle prese con droga, sesso, criminalità e scelte difficili; oltre a fornire un quadro piuttosto veritiero della scena sociale dei primi anni ’90. Scelte visive azzardate e una colonna sonora da far invidia: ecco come il primo Trainspotting si era guadagnato un posto di tutto rispetto nel mondo del cinema.
Il seguito ha saputo mantenere alto l’onore?


Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 2017
Durata: 117 min
Genere: drammatico
Regia: Danny Boyle
Soggetto: Irvine Welsh (romanzi)
Sceneggiatura: John Hodge

Interpreti principali:
Ewan McGregor
Jonny Lee Miller
Ewen Bremner
Robert Carlyle
Kelly Macdonald

Trama: 20 anni dopo Trainspotting, molte cose sono cambiate, ma altrettante sono rimaste le stesse. Mark Renton (Ewan McGregor) torna all’unico posto che da sempre chiama casa. Lì ad attenderlo ci sono Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller), e Begbie (Robert Carlyle), insieme ad altre vecchie conoscenze: il dolore, la perdita, la gioia, la vendetta, l’odio, l’amicizia, l’amore, il desiderio, la paura, il rimpianto, l’eroina, l’autodistruzione e la minaccia di morte. Sono tutti in fila per dargli il benvenuto, pronti ad unirsi ai giochi. (comingsoon.it)

Come il primo film, il soggetto è dell’autore Irvine Welsh.


Vent’anni non bastano a dimenticare un tradimento, non a questi uomini scozzesi. Trainspotting terminava con Renton che scappava dai suoi amici, e dalla sua vita, con 16 mila sterline. Il nuovo capitolo ci riporta direttamente ai vecchi tempi, alla resa dei conti, ma senza risultare una banale copia dell’antecedente. Il surreale mondo dell’eroina viene rimpiazzato dalla brutalità della vita di quarantenni falliti, ancora troppo malmessi per sperare in una rapida ripresa dalla gioventù. Anche il famoso e mirabolante slogan di Renton suona più come un lamento ora.

Danny Boyle arricchisce la storia con dei flashback celebrativi, puntando direttamente al cuore degli spettatori: E dove non c’è una voce, c’è la musica a proseguire la narrazione.

Il tocco d’autore è ben percepibile in ogni minimo dettaglio; Boyle trasforma un film per le masse in un lungometraggio autoriale, con particolare attenzione alle cose che non si dicono, ma che si vedono.
Come l’ombra di Renton che va a sostituire la figura della deceduta madre al tavolo di famiglia.

John Hodge non abbandona gli elementi vincenti della prima sceneggiatura: sarcasmo tagliente e un approccio crudo alla visione dei protagonisti.

Nonostante i passati diverbi tra regista e attori (specialmente tra Boyle e McGregor) il quadro d’insieme risulta piuttosto affiatato. Jonny Lee Miller (Sick Boy) piatto all’inizio, sembra risvegliarsi un po’ verso la metà del film.
Un film maschile? Le figure femminili non emergono e restano bloccate a meri stereotipi, diventando occasioni sprecate per una narrazione più profonda. Forse una scelta del regista di incentrare il film sulla resa dei conti dei protagonisti?


T2 (o meglio: Trainspotting 2.0) è, in conclusione, un seguito non obbligatorio, ma risolutivo. La chiusura di un cerchio, perché di questo si tratta: della storia che si ripete. Di uomini che vogliono tornare a fare i ragazzi.
Bellissima la scena finale, con la stanza di Renton che si trasforma in un treno in corsa.

Voto: 7+

Grazie della lettura,

Martina V.

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*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Molto Forte, Incredibilmente Vicino” di Jonathan Safran Foer.

Quarta di copertina: A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Il protagonista è Oskar, un bambino di nove anni auto proclamatosi inventore, appassionato di collezioni e scienza. Ha un carattere particolare, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, ha pochi amici e si rifugia nel suo mondo di invenzioni. Dopo la tragica morte del padre, Thomas Schell, sviluppa autolesionismo e varie fobie per il mondo esterno. Quando Oskar si avventurerà nel mondo esterno dovrà infatti fare i conti con la paura per i ponti, per i grattacieli, gli aerei, le malattie e le altre persone.


“L’Orlo Argenteo delle Nuvole” di Matthew Quick.

In seguito all’adattamento cinematografico è stato ristampato con il titolo Il Lato Positivo.

Quarta di copertina: Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L’inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel ‘postaccio’, la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo… Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov’è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l’ultima volta che l’ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all’imprevedibile finale.

Il protagonista, Pat Solitano, ha perso tutto: la moglie, la casa e il lavoro. Torna così a vivere con i genitori, dopo aver passato otto mesi in un istituto psichiatrico poiché affetto da disturbo bipolare, emerso dopo aver sorpreso la moglie fedifraga. Nonostante le difficoltà, è determinato a ricostruire la propria vita e a riconquistare la moglie. Pat incontra Tiffany, una misteriosa e problematica giovane donna, che in seguito alla morte del marito si è data alla promiscuità. Tiffany si offre di aiutare Pat, l’unica persona che ha rifiutato di fare sesso con lei e le ha dimostrato amicizia, a riconquistare la moglie consegnandole una lettera, ma solo se lui in cambio farà qualcosa di veramente importante per lei: partecipare con lei a una gara di ballo.


“Veronika decide di morire” di Paulo Coelho.

Quarta di copertina: Il giorno 11 novembre del 1997 Veronika, ventiquattro anni, slovena, capisce di non voler più vivere e assume una forte dose di sonniferi. Salvata per caso, si risveglia tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Villete, con il cuore stanco e sofferente per il veleno che lei gli ha somministrato. In pochi oiorni a Villete Veronika scopre un universo di cui non sospettava l’esistenza. Conosce Mari, Zedka, Eduard, persone che la gente “normale” considera folli, e soprattutto incontra il dottor Igor, che attraverso una serie di colloqui cerca di eliminare dall’organismo di Veronika l’Amargura, l’Amarezza che la intossica privandola del desiderio di vivere. Veronika spalanca così le porte di un nuovo mondo, un mondo che, attraversato con la consapevolezza della morte, la spinge, sorprendentemente, alla consapevolezza della vita. Fino alla conquista del dono più prezioso: sapere vivere ogni giorno come un miracolo.

In questo romanzo, nella storia della giovane Veronika, Paulo Coelho riversa la sua personale esperienza, i ricordi di tre anni consecutivi di ricovero in un ospedale psichiatrico, dove lo scrittore venne rinchiuso solo perché considerato “diverso”. Prima di acquisire una notorietà internazionale e divenire un autore di best-seller mondiali, ha dovuto superare molti ostacoli. Durante l’adolescenza, ha subito la terapia degli elettroshock: accadde quando, tra il 1966 e il 1968, i genitori lo fecero ricoverare per tre volte in un ospedale psichiatrico, reputando un segno di pazzia il suo atteggiamento ribelle.


“Panico” di Lydia Flem.

Quarta di copertina: Esistono istanti in cui scompare la percezione di esistere, in cui tutto esplode, in cui niente ci permette di rimanere in piedi. È la crisi di panico, il momento buio di ogni esistenza, un’esperienza terrificante che molti essere umani conoscono ma che sembra quasi impossibile da raccontare.

In questo breve, violento, lucido, spietato scritto, la psicologa, e nota scrittrice, belga ci narra minuto per minuto, nei minimi e drammatici particolari, cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in preda a una di queste terribili crisi di panico. Sono istanti in cui non esistono più sentimenti, perché il panico riempie tutto. E non è soltanto la gola che si stringe, il respiro che si ferma, l’asfissia che arriva, è un inabissarsi di tutto il proprio essere, la sensazione di una morte imminente.

Potete trovare un mio scritto a riguardo qui.


“La Casa dei Naufraghi” di Guillermo Rosales.

Quarta di copertina: “Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale.” William Figueras è un uomo in fuga. Dalla cultura, dalla musica, dalla letteratura, dalla televisione, dalla storia e dalla filosofia di Cuba. È arrivato a Miami con in tasca nient’altro che le edizioni rilegate dei Romantici inglesi e l’illusione, coltivata al buio della sua mente, che nella Grande America riuscirà a scrivere senza paura delle persecuzioni. Ma William è malato di nervi e dopo il confino le voci che sente rimbombano forte nella testa. Talmente tanto che la zia che lo ospita deve arrendersi: “Non si poteva fare di più, lui avrebbe capito”. La casa in cui viene deportato è una clinica ai limiti della realtà, un rifugio disumano dalle atmosfere asfissianti in cui i matti sono vittime condannate a una quotidianità primitiva. Non c’è salvezza, via di scampo, anche se la libertà urla al di là di quelle porte. Un giorno la pallida Francis arriva tra gli Idioti e con lei il ricordo in carne e ossa dell’amore. La speranza scioglierà per poco il gelo di quell’ultimo passaggio nella casa, e la vita riprenderà a scorrere come non aveva mai fatto prima.

Scrittore e giornalista bandito dal governo per la sua dura opposizione al totalitarismo cubano, fugge dal carcere negli anni Ottanta per trasferirsi a Miami, dove si toglierà la vita nel 1993. Malato di schizofrenia, al confino politico, in esilio dagli affetti, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica dalla quale non farà mai ritorno. Muore all’età di 47 anni. Prima di uccidersi, distrugge la maggior parte dei suoi scritti. Il romanzo autobiografico “La casa dei naufraghi”, un testo segreto durante tutta la sua vita, sovversivo dopo il suicidio, è considerato il suo capolavoro.
Estremo e commovente, “La casa dei naufraghi” è considerato oggi un classico della letteratura cubana.


Alla seconda parte, coi prossimi 5 titoli.
Grazie della lettura,

-Martina V. 

“I Dare You Book Tag”

Sono circa due anni che su questo blog non compare un book tag, e ne sentivo quasi la mancanza. Girovagando ho trovato questo, forse il più curioso e interessante. Devo riprendere a scrivere, userò questo escamotage come palestra, spero apprezzerete.

Le domande sono 19 e le ho tradotte dall’inglese. Ovviamente tutti invitati a farlo! Lasciatemi il link ai vostri.


Il libro che da più tempo è nella tua libreria?
Fisso, lì in alto a destra c’è Il Signore degli Anelli. Su quello scaffale dal 2002. Non è stato il mio primissimo libro, ma gli altri non li tengo più.

Lettura in corso, ultima e prossima?
In corso una pigna di cose incominciate e lentamente portate avanti, tra cui: Le Otto Montagne di Cognetti, che sto gustando un passettino alla volta (e di cui presto leggerete una recensione) e una sfilza di graphic novel che mi è ripreso il palli15725031no (vi parlerò anche di questo).
Della mia ultima lettura potete trovare la recensione qui (spoiler: è La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine).
Prossima lettura: Sette Minuti dopo la Mezzanotte di Patrick Ness.

C’è un libro che tutti hanno amato, ma che tu hai odiato?
Ce ne sono molti. Forse quello verso cui nutrivo più aspettative è Hunger Games. Poteva essere una saga interessante, invece è strutturata male e noiosa. Perdonatemi.

C’è un libro la cui lettura continui a rimandare?
Anche qui, ce ne sono diversi. I più rosicati sono: la serie fantasy di Sapkowski e il Ciclo delle Fondazioni di Asimov. Quando entro in una libreria dico sempre: “Ora me li prendo, ora me li prendo”, ma poi la mia attenzione viene catturata da altro.
Ma, giuro, li leggerò il prima possibile.

Un libro che ti tieni per la pensione?
Un qualsiasi classicone che fa rima con mattone, come Guerra e Pace. 

Ultima pagina: la leggi subito o aspetti fino alla fine?
Quando ero più giovane e spensierata la leggevo subito, spulciando anche tra i capitoli (e beccandomi di quegli spoileroni…), ma ora preferisco aspettare.

Prefazione: utile o inchiostro sprecato?
Utilissima. Se fatta bene fornisce un quadro d’insieme essenziale per poter comprendere l’opera, soprattutto di un classico. Di certi romanzi ricordo più la prefazione della storia, come quella di Siddharta e di Orgoglio e Pregiudizio (dipende dall’edizione, ovviamente).

Con quale personaggio scambieresti vita?
Come faccio a sceglierne solo uno?!
Senza pensarci sceglierei Eowyn (da Il Signore degli Anelli), algida e coraggiosa.
Riflettendoci, forse, preferirei essere Elizabeth Bennet (da Orgoglio e Pregiudizio), per poter vivere nella campagna inglese ottocentesca. Intelligente e sarcastica, si è accaparrata Mr. Darcy. Dai, devo aggiungere altro?

Hai un libro che ti ricorda un preciso momento della tua vita?
Direi Le Pietre Magiche di Shannara. L’ho letto in prima media e mi ricordo che passavo i pomeriggi sul letto, ascoltando in loop l’unico disco dei Beatles che avevano i miei, scoprendo così LA band per eccellenza (oltre a uno dei miei libri preferiti, ovvio).

Hai un libro che hai acquisito in una particolare circostanza?

Si, è un saggio e lo consiglio vivamente: Hiroshima di John Hersey (giornalista e vincitore di un Premio Pulitzer), è il racconto di sei sopravvissuti alla bomba atomica. Ho avuto la fortuna di trovarlo abbandonato alla stazione di Genova Pra. Tra l’altro è l’edizione con le pagine aggiuntive: un capitolo conclusivo in cui l’autore intervista i soprav9788838481512_0_0_317_80vissuti quarant’anni dopo la prima pubblicazione. La stazione di Genova Pra è il deserto assoluto, cosa ci facevo lì? Gare di canottaggio. Padrone del libro, se mi stai leggendo: “Grazie!”.

Hai mai dato via un libro per un’occasione speciale, o una persona speciale?
No, non che io ricordi. Se un libro mi piace e voglio regalarlo lo ricompro.

Quale dei tuoi libri è stato in più luoghi?
Quelli che porto con me quando viaggio.
Ma sicuramente il record lo detiene L’amico Ritrovato di Uhlman. Perché l’ho tenuto in borsa quasi sei mesi, per leggerlo sul treno. Si, sono cento pagine, lo so. Non è che l’ho letto in sei mesi, è che me ne sono dimenticata.

Quale è stata una lettura obbligatoria a scuola che hai apprezzato solo dopo?
Il Ritratto di Dorian Gray, mi fece proprio schifo. Ora lo posso apprezzare molto di più.

Libri usati o nuovi?
Entrambi. Ho trovato di quelle chicche al Libraccio per soli due euro…
E molte prime edizioni in negozi dell’usato.
Leggo diverse novità, per cui è ovvio che compro anche libri nuovi. E poi adoro perdermi ore nelle librerie.
Comunque dipende dal libro, se mi piace particolarmente lo compro nuovo.

Hai mai letto Dan Brown?
No, mai.
(Ma che c’entra ‘sta domanda?) 

Hai mai visto un film più bello del libro?
A iosa. Non è mica detto che un romanzo è sempre meglio del film, e non è vietato ammetterlo, molti pensano che possa venir screditata la loro reputazione da lettori/amanti dei libri. Ca**ate!
Stanley Kubrick diceva che si fanno bei film solo da brutti libri.
Ho già citato Hunger Games, vero? Ecco, i film sono meglio.
Trainspotting.
Shining.
Fight Club.
Poi, oh… “i gusti son gusti”.

Un libro che ti ha messo fame?
Nessuno in particolare. Non sono una a cui viene fame se legge di cibo.

Da chi prendi consigli letterari?
Da tutti, da voi, dal web, da chi conosco…
Certo deve essere un consiglio coerente con le mie preferenze di lettura. Non venitemi a consigliare Nicholas Sparks, ecco.
Comunque prima dell’acquisto mi interesso sempre, non seguo mai alla cieca i consigli.

C’è un libro fuori dalla tua comfort zone (generi letterari) che hai amato?
Molti. Ve ne cito un paio: Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie (che rimane uno dei miei preferiti), perché non sono solita leggere gialli (nonostante ami Sherlock Holmes…); l’altro è una lettura recente e potete trovare la mia recensione qui (È Arrivato l’Arrotino di Anna Marchesini).


Grazie della lettura, alla prossima!

Martina V.

Più miele che altro

Di questo metà aprile posso solo parlare del bisogno di dolcezza in più, della ricerca di attenzioni in più. Forse non mi accontento più di essere quella schiva, introversa, perennemente col cappuccio calato davanti agli occhi.

Leggo storie a lieto fine, con la leggerezza di chi sa già come andrà a finire.

Mi lavo via le incertezze col  bagnoschiuma al latte extra delicato, pretendendo lo stesso trattamento dal resto del mondo.

Cerco di sentire la primavera scorrere nelle vene, sorridere ai fiori e invidiare gli uccelli. Cose regolari che mi lasciano indifferente.

Immagazzino raggi di sole, per poi cercare di liberarli di notte, nel freddo giaciglio di speranze e cattive abitudini.

Aggiungo cucchiaini di miele alla colazione per sentire una sorta di affettuoso calore che mi irradia il cuore.

Ma alla fine della colazione cosa rimane? Più miele che altro.

 

Martina V.

Girls just want to have fun!

“Penso di poter essere la voce della mia generazione. O almeno, una qualsiasi voce. Di una qualsiasi generazione.” 

-Hannah

Girls, la serie tv creata da Lena Dunham e andata in onda per HBO, è terminata il 16 aprile con l’episodio 10 della sesta stagione. Ed è una cosa con cui bisogna fare i conti.

 

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Cos’è Girls

Hannah, Marnie, Jessa e Shoshanna sono quattro ventenni in cerca del loro posto nel mondo (più precisamente: New York). Questo improbabile quartetto di giovani donne scoprirà quanti sbagli si devono commettere, e quante umiliazioni si è disposti a sopportare, in nome dell’amore e delle proprie ambizioni, senza dimenticare i profondi legami d’amicizia.

“Sometimes being inside my own head is so exhausting that it makes me want to cry.”

-Marnie

La serie è stata creata, scritta, diretta da Lena Dunham, la quale ha vinto due Golden Globe (uno come migliore attrice in una serie commedia o musical e uno per la sceneggiatura e la regia); ha avuto 4 nomination agli Emmy ed è stata la prima donna a vincere il Directors Guild Award for Outstanding Director in a Comedy Series.

In Italia le puntate sono orribilmente inedite dalla terza stagione (italiani sempre sul pezzo).


La serie televisiva che ha accompagnato la mia adolescenza dal 2012 ad oggi, è giunta al termine. Per sempre. E la cosa mi rattrista molto. Non perché sono una drammatica ragazzina divoratrice di prodotti televisivi, ma perché mi ha dato tanto. Girls ha fatto parte della mia vita, mi è entrata nel cuore (e nella top 5 delle serie di sempre). E ora che sto vivendo i drammi che racconta, la sento più mia.

L’ho rivista, più volte. L’ho riguardata ora che ho la stessa età delle protagoniste, e le ho capite di più.
Ho capito che Hannah Horvath sono io. Ma che assomiglio anche a Marnie, certe volte. Che avrei voluto essere come Jessa. E che desidero avere un’amica come Shoshanna.

Grandi ambizioni, poca autostima, ma tanta voglia di mettersi in gioco. Hannah mi ha fatto capire che non possiamo aspettarci nulla di nuovo, se non andiamo a prendercelo; che la grande svolta non può arrivare, se non siamo abbastanza coraggiosi da rincorrerla, e che il lavoro dei sogni non arriva al primo colloquio.

Non abbiate paura di fallire perché, se credete davvero in qualcosa, avrete successo.

C’è un particolare episodio dedicato a lei che ho amato: “Voglio essere felice”, il quinto della seconda stagione.

“Mi rendo conto di non essere diversa. Voglio quello che vogliono tutti. Voglio quello che tutti vogliono. Tutte quelle cose. Voglio soltanto essere felice.”

-Hannah

Ho anche realizzato che Lena Dunham ci sa davvero fare.

Lena, come Hannah, ha saputo dipingere una generazione con realismo e veridicità; ha usato la parola femminismo quando ancora era una parolaccia, l’ha portata su un altro livello, regalandoci un moderno ritratto femminile.

È diventata un’icona femminista, facendosi valere e innalzando a stendardo un corpo ritenuto poco hollywoodiano, aprendosi al mondo in modo schietto e in prima linea per appoggiare le cause in cui crede.

Sono orgogliosa del suo lavoro e del modo in cui difende i diritti delle ventenni illuse.

Illuse non in senso negativo, ma perché ci credono. Credono saldamente in quel sogno.

Consiglio la lettura del suo romanzo: “Non sono quel tipo di ragazza”, edito da Sperling & Kupfer, una divertente raccolta di aneddoti sulle giovani donne moderne.

 


Difficile non rispecchiarsi in quei personaggi che vivono sullo schermo i nostri, banalissimi, drammi quotidiani, facendoli diventare quasi comici. Il dopo università, i colloqui di lavoro, il sesso, il matrimonio, le malattie mentali, le gravidanze… Il tutto senza apparire eccessivo, finto, patinato.

“Non mi piacciono le donne che dicono alle altre donne cosa fare, come farlo o quando farlo.”

-Jessa


Altra nota di merito va alla presenza di Adam Driver, l’attore antidivo, famoso principalmente per essere Kylo Ren nei più recenti episodi di Star Wars, ma che ha dimostrato la sua bravura in film impegnati come Hungry Hearts e Paterson.

La sua impeccabile recitazione ci ha donato uno splendido personaggio: Adam (si, si chiama così pure lui). Così completo, profondo, intenso. Un introverso dal cuore puro, capace di gesti e prove di totale bellezza. E alla fine si rivela sempre il migliore nel dare consigli.


Sul finale non ho molto da dire. C’era da aspettarselo. Non farò spoiler.

Tutto si è sistemato (più o meno) e quasi ogni cosa era stata prevista nelle precedenti stagioni. Mi ha amareggiata, intristita e probabilmente ricorderò questa serie per ben altri episodi, ma è finita nell’unico modo in cui poteva finire.

Quelle quattro giovani ragazze sono diventate donne.

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Grazie della lettura,

Martina V.

“La casa per bambini speciali di Miss Peregrine” di Ransom Riggs

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Titolo originale: Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children
Autore: Ransom Riggs
1ª ed. originale: 2011
1ª ed. italiana: 2012
Genere: romanzo fantasy
Editore: Rizzoli
Pagine: 382 p.

Quarta di copertina: quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d’altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l’oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all’orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d’epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che – protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo – si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

L’autore: nato in Florida nel 1979, Ransom Riggs vive a Los Angeles ed è autore di cortometraggi, scrittore di viaggi, collezionista di fotografie d’epoca e blogger. In Italia ha pubblicato con Rizzoli la trilogia di Miss Peregrine, composta da La casa dei ragazzi speciali (2011), Hollow City (2014) e La biblioteca delle anime (2016). Dal primo romanzo è stato tratto il film di Tim Burton con Eva Green, Samuel L. Jackson e Rupert Everett, prodotto dalla Twentieth Century Fox.


Ransom Riggs è un grande collezionista di antiche fotografie, ne è talmente affascinato che, inizialmente, questo romanzo doveva essere solamente una raccolta di immagini. Non c’è da stupirsi se la grande colonna portante di questa storia sono proprio le fotografie a stampo vintage, inquietanti e paradossali, scatti che ci riportano a una vecchia esistenza, e a una che ancora ci mancava di leggere.

La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine è il primo romanzo della trilogia composta anche da: Hollow City e La Libreria delle Anime. 

Raggiunto il massimo successo recentemente, grazie anche all’adattamento cinematografico di Tim Burton, ragione per cui si possono trovare nuovissime edizioni.

 

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Pregio di questi romanzi sono, senza dubbio, le fantastiche impaginazioni e dettagli delle varie ristampe. Se volete spendere poco consiglio quelle della best BUR (Rizzoli) che costano solo 10€.

Esiste anche un romanzo grafico, realizzato da Cassandra Jean.


Una storia fantasiosa, ma con solide radici logiche. Una trama nuova, avvincente, brillante e mai banale; una scrittura molto scorrevole e alla portata di tutti.

 

Narrazione (in prima persona) cruda, autentica, forse non adatta a chi frequenta ancora le elementari.

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Una trilogia ricca di particolari, in cui si mescolano sapientemente elementi soprannaturali a riscontri quotidiani (come, ad esempio, la morte di un parente e il disturbo acuto da stress).

I personaggi sono tutti interessanti, ma due in particolare mi hanno colpito: Jacob, il protagonista, ritrovatosi immischiato in qualcosa di troppo difficile da affrontare, per un ragazzo della sua età, diviso tra il ricordo del nonno e la sua nuova realtà; e Miss Peregrine, la direttrice della scuola dalla corazza dura, ma dal cuore tenero.

Il ragazzo cresciuto con le storie fantastiche del nonno, ma che decide di smettere di crederci per entrare nel mondo degli adulti, perdendosi in un labirinto dell’orrore fatto di insicurezze e paradossi. Parte per un viaggio, con lo scopo di scagionare per sempre la follia del compianto nonno e liberarsi per sempre del dubbio. Come in ogni viaggio che si rispetti, Jacob non dovrà affrontare solo i suoi di demoni, ma aiutare anche i suoi nuovi amici, con risvolti romantici al limite dell’inverosimile.

La caccia ai mostri è aperta.


Consigliato a tutti, ma soprattutto a chi ha smesso di credere alle favole del nonno e al mondo della fantasia.

Grazie della lettura,

Martina V. 

 

Scrivere una RECENSIONE cinematografica: le BASI

Guida alle recensioni for dummies. 

Non è sempre facile trovare qualcosa da dire su un film, oppure semplicemente non si sa bene cosa scrivere. Dal basso (estremamente basso, si intende) della mia esperienza ho voluto stilare un piccolo vademecum per semplificare il lavoro di chi intendesse approcciarsi alle recensioni filmiche.

(Sono stanca di fare precisazioni del genere, ma: NON sono una critica cinematografica, TUTTAVIA è il mio percorso di studi. Le basi teoriche le ho, per le pratiche giudicate pure.) 

Queste sono le BASI, ma sto pensando di fare una sorta di parte due con informazioni più tecniche e precise.


Conoscere il film e prepararsi alla visione.

  • Guardare il trailer
  • Leggere la trama
  • Interessarsi alla filmografia del regista
  • Guardare chi sono gli attori principali

Consiglio di non leggere altre recensioni prima di guardare il film, per non essere influenzati. Ovviamente non parlo del parere dell’amica.

Guardarlo attentamente.

Prendete qualcosa su cui prendere appunti. Se la visione avviene al cinema, cercate di scrivere tutto appena finito, a meno che non siate bravi a scrivere al buio. Non prendete nota col cellulare perché l’illuminazione del telefono, sinceramente, è da cafoni.

Non distraetevi. Lo so che spesso la tentazione di prendere in mano il cellulare è forte, ma resistete.

Scrivere una recensione. 

Una buona recensione dovrebbe essere sviluppata come un tema argomentativo: introduzione, interpretazione e valutazione.

(La scuola vi torna utili, poiché vi basta rispolverare le lezioni sulle analisi letterarie, per capire come approcciarsi al film.)

Introduzione: la scheda tecnica (dati generali), un breve riassunto della trama, informazioni sulle maestranze del film (regista, sceneggiatore…).

La scheda tecnica potrebbe essere così:

  • Titolo del film
  • Titolo originale (se straniero)
  • Anno
  • Durata
  • Genere
  • Casa Produttrice
  • Regista
  • Sceneggiatore
  • Interpreti

Cosa argomentare? 

Prima di lanciarsi nei commenti, meglio parlare degli aspetti tecnici del film: se è stato girato con delle tecniche particolari, la scenografia, i costumi, il montaggio, la colonna sonora… insomma: la forma estetica!

Fatto ciò si può passare all’interpretazione dell’opera. Analizzare i punti di forza della pellicola, criticare cosa non vi ha convinto, scavate in fondo alla trama, sviscerate la storia. Scrivete tutto ciò che vi passa per la testa, tanto si può sempre modificare in rilettura.

Se ci sono, potete far presente di alcune curiosità che riguardano il film.

Per concludere.

La valutazione finale deve contenere un riassunto del vostro parere.

Dovete fornire ai lettori dei buoni motivi per guardare il film (oppure per non guardarlo). Siate quanto più imparziali possibile, non scrivete: “È una perdita di tempo. Non guardatelo!”, ma cercate di stilare eguali punti nei pro e nei contro (es: 5 pro e 5 contro).

Potete aggiungere un voto (numeri, lettere, stelline… scegliete voi).


Consigli utili: 

  • Scrivete bene. Nessuno vuole leggere recensioni piene di errori.
  • Parlate di quello che conoscete e con parole semplici.
  • Preparatevi sull’argomento.
  • Leggete molte recensioni, è il miglior modo per imparare.

Potete fare un abbonamento a una rivista di critica cinematografica, la migliore (per me) è Cinematografo

 

Spero vi sia stato d’aiuto, alla prossima!

-Martina V.

Il vento di marzo

Mi sento sempre affine al mese di marzo, con il suo meteo incontrollabile, incerto.

Un giorno ti svegli e c’è il sole; ti metti le scarpe e vai, solo per il gusto di andare.

Un giorno ti svegli e piove; i fiori marciscono, tu ti sotterri tra dolore, computer e patatine.

Marzo è così: bipolare.

Ed è forse il mese che odio di più, perché indeciso come me.

Risplendere o incupirsi?

È primavera ancora legata al gelo dell’inverno.

Marzo è ciclotimia che non risparmia nessuno.

E c’è sempre vento, come se non riuscisse mai a stare fermo, questo mese.

Vento che porta nuovi obbiettivi, nuove consapevolezze, importanti decisioni.

Sposta foglie, polvere e persone.

Persone che vorresti avere più vicino, persone con le quali ci sono degli avremmo potuto in sospeso. Persone che non ti resta che sognare.

Odio marzo perché non si decide. Vuoi avere un tiepido sole o un gelido vento? Vuoi essere primavera o inverno?

Vuoi essere felice o triste?

Non lo so, vedete voi. Non so decidermi.

-Martina V.

5 Curiosità sul film Logan: Wolverine

Se già avete visto il film di James Mangold sarete sicuramente rimasti colpiti da questo insolito cinecomic, ecco quindi 5 curiosità sulla pellicola più chiacchierata, e apprezzata, dell’ultimo mese:

1. Il finale era stato anticipato nel capitolo precedente. Il regista ha confermato che la fine di Wolverine era stata anticipata dalla veggente Yukio nel precedente film Wolverine – L’Immortale, diretto sempre da Mangold.

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2. Il fumetto che compare in realtà non esiste. È stato creato appositamente per il film, con i disegni di Joe Quesada.

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3. Il film che guardano in hotel è stata una fonte di ispirazione per il regista. Il Cavaliere della Valle Solitaria di George Stevens, il cui protagonista deve fare i conti con una vita fatta di violenze, come Wolverine.

4. I volti degli attori sono stati ricreati in CGI. Nelle scene che prevedono l’uso di stuntman, i volti di Logan e di Laura, sono stati scansionati e ricreati digitalmente, per poi essere posizionati sopra il volto delle controfigure.

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5. Mangold sta preparando una versione in bianco e nero. Lo stesso regista ha confermato che ci sta lavorando su.

Nel caso non lo aveste ancora fatto, vi invito a leggere la mia recensione sul film, cliccando QUI!

Grazie della lettura, alla prossima!

Martina V.

 

 

Logan – The Wolverine di James Mangold (2017)

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  • Titolo originale: Logan
  • Paese di produzione: Stati Uniti d’America
  • Anno: 2017
  • Durata: 137 min
  • Regia: James Mangold
  • Soggetto: Roy Thomas, Len Wein, John Romita Sr. (personaggio)
    James Mangold (storia)
  • Sceneggiatura: Scott Frank & James Mangold, Michael Green
  • Interpreti e personaggi:
    Hugh Jackman: Logan / X-24
    Patrick Stewart: Charles Xavier
    Richard E. Grant: Dr. Zander Rice
    Boyd Holbrook: Donald Pierce
    Stephen Merchant: Calibano
    Dafne Keen: Laura
    Elizabeth Rodriguez: Gabriela
    Eriq La Salle: Will Munson
    Elise Neal: Kathryn Munson

Link al TRAILER italiano


Logan è l’ultimo capitolo dedicato alla storia di Wolverine e del Professor X ed è la pellicola che segna la fine della collaborazione tra gli attori Jackman e Stewart.

È un cinecomic insolito che si discosta dalle tute in lactifless e battute ad effetto, è un film maturo e saggiamente composto che prova l’evoluzione dei film sui supereroi e, molto probabilmente, del genere cinematografico.

Ultimamente c’è stata una liberazione del genere del cinecomic (lo si può notare anche nel film Deadpool): non sono più pensati per un pubblico esclusivamente under 18. Finalmente il personaggio di Wolverine falcia teste e impreca. Peccato che abbiano liberato il suo potenziale solo all’ultimo capitolo.

James Mangold (già regista di Wolverine-L’Immortale) dirige un film adulto, profondo e molto introspettivo, senza però privarci delle scene d’azione, molto cruente. Persino il titolo rimanda a qualcosa di intimo, più autobiografico che eroico: Logan. Solo il nome di battesimo della sua seconda vita, tormentata e solitaria.


È il 2029 e Logan è ormai lontano dalla scuola di Charles Xavier e dalle battaglie, lotta contro un perpetuo indebolimento, causato dall’adamantio; non è un uomo in cerca di redenzione, ma semplicemente tira avanti, stanco e decadente.

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Deve prendersi cura del Professor X, l’ultima persona che gli è rimasta, il quale è visibilmente invecchiato e poco lucido a causa di una malattia neurologica degenerativa, costretto a prendere delle pillole per non avere attacchi che potrebbero rivelarsi letali per le persone che lo circondano (ricordiamoci che è un mutante di classe 4). Impersonano padre e figlio, delle maschere non poi così lontane dalla realtà, ultimi membri della famiglia degli X-Men in contatto.

 

I mutanti rimasti in vita sono pochi, non ci sono nuove manifestazioni del gene X, anche a causa della Transigen, una compagnia scientifica che crea mutanti in laboratorio. Uno di questi mutanti, Laura, è stata creata col gene di Logan; lei e altri ragazzini sono il simbolo di una nuova speranza per i mutanti. Convinto da Charles, Wolverine la aiuta a raggiungere Eden, un posto sicuro nel North Dakota.


Spoiler nelle prossime due righe!

Perché non ci sono nuovi mutanti? Perché Charles ha ucciso la maggior parte di loro durante uno dei suoi attacchi psichici e, tristemente, se ne ricorderà prima di morire.


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Una grande interpretazione, prima di salutare per sempre il suo magnifico personaggio, una relazione che è durata 17 anni (dal primo film del 1999: X-Men di Bryan Singer) e che ha trovato la più che giusta conclusione. Hugh Jackman ci regala un inedito Wolverine, e ci fa commuovere ricordandoci che dietro alla maschera si nasconde un grande uomo. Un grande attore che ha saputo portare le pellicole Marvel a un livello superiore.


Mi è piaciuto che ci sia stata una sorta di evoluzione del gene X, in tal modo ci sarà spazio per una nuova generazione di mutanti.

L’iniziale location desertica e gli uomini bionici mi hanno ricordato il mondo post apocalittico di Mad Max (che adoro). L’idea della cisterna è grandiosa. Bellissimo l’inseguimento col treno.

Ottimo dosaggio tra emozione e azione, il film non lascia prevalere una delle due cose e per questo non annoia mai.

Commovente e a dir poco fantastico il finale.

Finale che chiude un ciclo di grandi pellicole e che ci farà rimpiangere l’assenza di Wolverine dagli schermi.

 

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Grazie della lettura,

Martina V.