20 anni di Harry Potter

Vent’anni fa il famoso maghetto approdava nelle librerie, rivoluzionando il mondo del fantasy e dell’editoria!

Dal rifiuto al record di vendite.

Era il 1997 quando, in una lavanderia di Edimburgo, la vita a Hogwarts cominciava a prendere vita dalla mano di Joanna Rowling, squattrinata ragazza madre.

Il manoscritto venne respinto in svariate case editrici finché Nigel Newton, presidente di Bloomsbury (una, allora, piccola casa editrice indipendente) decise di pubblicarlo, dopo che il libro era stato divorato dalla figlioletta di 8 anni.

Un successo inaudito: 7 romanzi, 8 film, spettacoli teatrali, videogiochi, un parco a tema, merchandising a non finire…
Pare che ora J.K. Rowling sia più ricca della regina Elisabetta.

L’intera serie, tradotta in 77 lingue, incluso il latino e il greco antico, ha venduto 450 milioni di copie. Solo la Bibbia batte i suoi record.

Nuove edizioni personalizzate!

Per festeggiare i vent’anni dalla prima pubblicazione de La Pietra Filosofale la casa editrice ha deciso di pubblicare una nuovissima edizione con quattro diverse versioni del libro, ognuna dedicata ad una Casa di Hogwarts.
Disponibili da giugno sia in versione rigida che tascabile.


Ancora non sapete quale comprare? Andate su Pottermore per venire smistati nella vostra Casa!


Sapevate che “Harry Potter e la pietra filosofale”, primo dei setti volumi della saga, fu stampato in una tiratura iniziale di soli 500 esemplari? Se siete così fortunati da possederne una copia, sappiate che vale circa 36 mila euro!


Augurando buon compleanno alla saga più magica di sempre,
grazie della lettura!

Martina. 

P.S. Da sempre Corvonero!

 

Consigliato: Il trisavolo di Harry Potter.

*Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti dell’horror

A distanza di mille anni torna la mia rubrica più estiva!
Sia chiaro: rubrica sempre non richiesta, ci mancherebbe!
Potete trovare i primi due capitoli qui: *Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti del fantasy  –  *Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti dell’avventura
Imbarazzanti e acerbi. Spero di essere migliorata col tempo.

Cinque grandi titoli, poche pagine. Tutte da leggere nei tempi morti delle vostre pigre vacanze.


  1. Il Pozzo e il Pendolo di E. A. Poe
    Maestro dei racconti dell’orrore per eccellenza. Questo, a mio parere, è quello che meglio rappresenta la cultura horror. Il raccapricciante ritmo della narrazione vi cullerà meglio del piatto mare dove vi state bagnando le caviglie.
    80 pagine
    Voto: 9
  2. Frankestein di Mary Shelley
    Il romanzo con cui la scrittrice è riuscita a cambiare il genere gotico, collegando l’orrore a basi scientifiche, rendendolo più realistico e creando le basi della letteratura fantascientifica. I personaggi perfettamente descritti e il dramma di una creatura fin troppo umana, vi faranno saltare il richiamo dei bomboloni caldi in spiaggia.
    240 pagine
    Voto: 8
  3. Carrie di Stephen King
    Cosa vi devo dire sul maestro dell’horror? Non il suo miglior romanzo, ma uno dei più brevi. Chiudete bene la porta del vostro bungalow.
    200 pagine
    Voto: 7+

  4. Io sono leggenda di Richard Matheson
    Storia dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra che deve lottare per la sopravvivenza. Consigliato agli amanti delle creature notturne. Forse conoscerete il film con Will Smith. Per chi si sente un vampiro anche sotto la luce del sole.
    180 pagine
    Voto: 7

  5. Psyco di Robert Bloch
    Leggendario scrittore horror, Bloch ci regala questo viaggio nell’oscurità della mente di un uomo. Non adatto se cercate una lettura leggera, perché le trame che si snodano dovete seguirle attentamente. Da questo romanzo Hitchcock ha creato un capolavoro. Per chi non conosce riposo. 
    180 pagine
    Voto: 9

 


Al prossimo mese, con altri cinque titoli!
Buona estate a tutti!
Martina V.

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*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte due)

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Ragioni per Continuare a Vivere” di Matt Haig.

Quarta di copertina: e così viene fuori che non solo siamo fatti di universo, siamo “materia stellare”, come diceva Carl Sagan, ma siamo anche vasti e complicati come l’universo. La psicologia evoluzionistica potrebbe avere ragione. Noi umani potremmo esserci evoluti troppo. Il prezzo da pagare per essere abbastanza intelligenti da diventare la prima specie con una piena consapevolezza del cosmo potrebbe essere la capacità di percepire tutta l’oscurità che l’universo contiene.

Cosa succede nella mente di una persona che, di colpo, precipita nel baratro della depressione? Quali cortocircuiti scattano a destabilizzarne l’esistenza? Solo coloro che hanno vissuto un’esperienza simile sono in grado di spiegarlo, e Matt Haig è tra questi. Ammalatosi all’età di ventiquattro anni, si è ritrovato ad affrontare giornate infinite, dominate dalla paralisi e da pensieri suicidi, che adesso, a distanza di quattordici anni, rievoca nelle pagine di questo libro. Le sue sono le parole lucide e serene di chi è passato attraverso una grande prova e ha saputo riemergerne, più forte e più attaccato alla vita. Ben oltre il memoir e la cronaca di un viaggio di andata e ritorno nell’abisso, “Ragioni per continuare a vivere” è una testimonianza vibrante di emozione e di ironia, un aiuto per chi è stato colpito dalla malattia, una possibilità di capire per chi vive accanto a una persona depressa. Per tutti, l’invito a una maggiore consapevolezza del nostro tempo su questa Terra e a un ascolto più attento di quello che ci accade, per cogliere ogni giorno in chi amiamo, in ciò che realmente siamo, le ragioni per vivere.


“Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità” di Elizabeth Gilbert.

Quarta di copertina: Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello che ha. Dopo aver portato a compimento il proprio difficoltoso divorzio, la Gilbert trascorre l’anno successivo a viaggiare per il mondo.

Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo. “Mangia prega ama” è la storia di un’anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.


“Una Mente Inquieta” di Kay Redfield Jamison.

Quarta di copertina: “Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge.”
Bambina emotiva, poi adolescente depressa e infine giovane vittima della sindrome maniaco-depressiva, per Kay Redfield Jamison studiare e comprendere la sua malattia era l’unica speranza di salvezza. Il suo libro è il suo coraggioso resoconto di una lotta durata trent’anni, una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi essere depressi e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel del male oscuro.

È stato dopo molti e ragionevoli dubbi che l’autrice di questa coraggiosa autobiografia, una psichiatra considerata fra le massime autorità nel campo delle ricerche sulla malattia maniaco-depressiva, ha trovato il coraggio di raccontare la propria storia. Una lotta, durata oltre trent’anni contro gli stati maniacali, depressivi e psicotici. Una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi “essere depressi” e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel.


“Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. 

Quarta di copertina: chi siamo veramente? E cosa accadrebbe se scoprissimo che gli altri hanno un’immagine di noi completamente diversa da quella che credevamo? E’ ciò che succede al ventottenne Vitangelo Moscarda, ricco erede di un banchiere, quando un commento distratto della moglie gli fa notare per la prima volta un difetto fisico che aveva sempre ignorato: il suo naso pende lievemente verso destra e lui non se ne era mai accorto. Un episodio banale che diventa ben presto un’ossessione, spingendolo a compiere gesti insensati per distruggere l’opinione che la gente si è fatta di lui. Dal rapporto con la moglie agli affari di famiglia, tutto viene travolto in un vortice di follia.

Un capolavoro che dipinge in ogni sua sfaccettatura la crisi di identità dell’uomo novecentesco. Ne ho già parlato in questi vecchissimi articoli: “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello e La follia, quel lato oscuro oltre la ragione.


“Il Libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares” di Fernando Pessoa.

Quarta di copertina: “Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire”.

“Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo”. (Antonio Tabucchi)

 

 


La prima parte potete leggerla qui: *Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Grazie della lettura,
Martina V.

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*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Molto Forte, Incredibilmente Vicino” di Jonathan Safran Foer.

Quarta di copertina: A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Il protagonista è Oskar, un bambino di nove anni auto proclamatosi inventore, appassionato di collezioni e scienza. Ha un carattere particolare, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, ha pochi amici e si rifugia nel suo mondo di invenzioni. Dopo la tragica morte del padre, Thomas Schell, sviluppa autolesionismo e varie fobie per il mondo esterno. Quando Oskar si avventurerà nel mondo esterno dovrà infatti fare i conti con la paura per i ponti, per i grattacieli, gli aerei, le malattie e le altre persone.


“L’Orlo Argenteo delle Nuvole” di Matthew Quick.

In seguito all’adattamento cinematografico è stato ristampato con il titolo Il Lato Positivo.

Quarta di copertina: Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L’inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel ‘postaccio’, la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo… Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov’è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l’ultima volta che l’ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all’imprevedibile finale.

Il protagonista, Pat Solitano, ha perso tutto: la moglie, la casa e il lavoro. Torna così a vivere con i genitori, dopo aver passato otto mesi in un istituto psichiatrico poiché affetto da disturbo bipolare, emerso dopo aver sorpreso la moglie fedifraga. Nonostante le difficoltà, è determinato a ricostruire la propria vita e a riconquistare la moglie. Pat incontra Tiffany, una misteriosa e problematica giovane donna, che in seguito alla morte del marito si è data alla promiscuità. Tiffany si offre di aiutare Pat, l’unica persona che ha rifiutato di fare sesso con lei e le ha dimostrato amicizia, a riconquistare la moglie consegnandole una lettera, ma solo se lui in cambio farà qualcosa di veramente importante per lei: partecipare con lei a una gara di ballo.


“Veronika decide di morire” di Paulo Coelho.

Quarta di copertina: Il giorno 11 novembre del 1997 Veronika, ventiquattro anni, slovena, capisce di non voler più vivere e assume una forte dose di sonniferi. Salvata per caso, si risveglia tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Villete, con il cuore stanco e sofferente per il veleno che lei gli ha somministrato. In pochi oiorni a Villete Veronika scopre un universo di cui non sospettava l’esistenza. Conosce Mari, Zedka, Eduard, persone che la gente “normale” considera folli, e soprattutto incontra il dottor Igor, che attraverso una serie di colloqui cerca di eliminare dall’organismo di Veronika l’Amargura, l’Amarezza che la intossica privandola del desiderio di vivere. Veronika spalanca così le porte di un nuovo mondo, un mondo che, attraversato con la consapevolezza della morte, la spinge, sorprendentemente, alla consapevolezza della vita. Fino alla conquista del dono più prezioso: sapere vivere ogni giorno come un miracolo.

In questo romanzo, nella storia della giovane Veronika, Paulo Coelho riversa la sua personale esperienza, i ricordi di tre anni consecutivi di ricovero in un ospedale psichiatrico, dove lo scrittore venne rinchiuso solo perché considerato “diverso”. Prima di acquisire una notorietà internazionale e divenire un autore di best-seller mondiali, ha dovuto superare molti ostacoli. Durante l’adolescenza, ha subito la terapia degli elettroshock: accadde quando, tra il 1966 e il 1968, i genitori lo fecero ricoverare per tre volte in un ospedale psichiatrico, reputando un segno di pazzia il suo atteggiamento ribelle.


“Panico” di Lydia Flem.

Quarta di copertina: Esistono istanti in cui scompare la percezione di esistere, in cui tutto esplode, in cui niente ci permette di rimanere in piedi. È la crisi di panico, il momento buio di ogni esistenza, un’esperienza terrificante che molti essere umani conoscono ma che sembra quasi impossibile da raccontare.

In questo breve, violento, lucido, spietato scritto, la psicologa, e nota scrittrice, belga ci narra minuto per minuto, nei minimi e drammatici particolari, cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in preda a una di queste terribili crisi di panico. Sono istanti in cui non esistono più sentimenti, perché il panico riempie tutto. E non è soltanto la gola che si stringe, il respiro che si ferma, l’asfissia che arriva, è un inabissarsi di tutto il proprio essere, la sensazione di una morte imminente.

Potete trovare un mio scritto a riguardo qui.


“La Casa dei Naufraghi” di Guillermo Rosales.

Quarta di copertina: “Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale.” William Figueras è un uomo in fuga. Dalla cultura, dalla musica, dalla letteratura, dalla televisione, dalla storia e dalla filosofia di Cuba. È arrivato a Miami con in tasca nient’altro che le edizioni rilegate dei Romantici inglesi e l’illusione, coltivata al buio della sua mente, che nella Grande America riuscirà a scrivere senza paura delle persecuzioni. Ma William è malato di nervi e dopo il confino le voci che sente rimbombano forte nella testa. Talmente tanto che la zia che lo ospita deve arrendersi: “Non si poteva fare di più, lui avrebbe capito”. La casa in cui viene deportato è una clinica ai limiti della realtà, un rifugio disumano dalle atmosfere asfissianti in cui i matti sono vittime condannate a una quotidianità primitiva. Non c’è salvezza, via di scampo, anche se la libertà urla al di là di quelle porte. Un giorno la pallida Francis arriva tra gli Idioti e con lei il ricordo in carne e ossa dell’amore. La speranza scioglierà per poco il gelo di quell’ultimo passaggio nella casa, e la vita riprenderà a scorrere come non aveva mai fatto prima.

Scrittore e giornalista bandito dal governo per la sua dura opposizione al totalitarismo cubano, fugge dal carcere negli anni Ottanta per trasferirsi a Miami, dove si toglierà la vita nel 1993. Malato di schizofrenia, al confino politico, in esilio dagli affetti, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica dalla quale non farà mai ritorno. Muore all’età di 47 anni. Prima di uccidersi, distrugge la maggior parte dei suoi scritti. Il romanzo autobiografico “La casa dei naufraghi”, un testo segreto durante tutta la sua vita, sovversivo dopo il suicidio, è considerato il suo capolavoro.
Estremo e commovente, “La casa dei naufraghi” è considerato oggi un classico della letteratura cubana.


Alla seconda parte, coi prossimi 5 titoli.
Grazie della lettura,

-Martina V. 

“I Dare You Book Tag”

Sono circa due anni che su questo blog non compare un book tag, e ne sentivo quasi la mancanza. Girovagando ho trovato questo, forse il più curioso e interessante. Devo riprendere a scrivere, userò questo escamotage come palestra, spero apprezzerete.

Le domande sono 19 e le ho tradotte dall’inglese. Ovviamente tutti invitati a farlo! Lasciatemi il link ai vostri.


Il libro che da più tempo è nella tua libreria?
Fisso, lì in alto a destra c’è Il Signore degli Anelli. Su quello scaffale dal 2002. Non è stato il mio primissimo libro, ma gli altri non li tengo più.

Lettura in corso, ultima e prossima?
In corso una pigna di cose incominciate e lentamente portate avanti, tra cui: Le Otto Montagne di Cognetti, che sto gustando un passettino alla volta (e di cui presto leggerete una recensione) e una sfilza di graphic novel che mi è ripreso il palli15725031no (vi parlerò anche di questo).
Della mia ultima lettura potete trovare la recensione qui (spoiler: è La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine).
Prossima lettura: Sette Minuti dopo la Mezzanotte di Patrick Ness.

C’è un libro che tutti hanno amato, ma che tu hai odiato?
Ce ne sono molti. Forse quello verso cui nutrivo più aspettative è Hunger Games. Poteva essere una saga interessante, invece è strutturata male e noiosa. Perdonatemi.

C’è un libro la cui lettura continui a rimandare?
Anche qui, ce ne sono diversi. I più rosicati sono: la serie fantasy di Sapkowski e il Ciclo delle Fondazioni di Asimov. Quando entro in una libreria dico sempre: “Ora me li prendo, ora me li prendo”, ma poi la mia attenzione viene catturata da altro.
Ma, giuro, li leggerò il prima possibile.

Un libro che ti tieni per la pensione?
Un qualsiasi classicone che fa rima con mattone, come Guerra e Pace. 

Ultima pagina: la leggi subito o aspetti fino alla fine?
Quando ero più giovane e spensierata la leggevo subito, spulciando anche tra i capitoli (e beccandomi di quegli spoileroni…), ma ora preferisco aspettare.

Prefazione: utile o inchiostro sprecato?
Utilissima. Se fatta bene fornisce un quadro d’insieme essenziale per poter comprendere l’opera, soprattutto di un classico. Di certi romanzi ricordo più la prefazione della storia, come quella di Siddharta e di Orgoglio e Pregiudizio (dipende dall’edizione, ovviamente).

Con quale personaggio scambieresti vita?
Come faccio a sceglierne solo uno?!
Senza pensarci sceglierei Eowyn (da Il Signore degli Anelli), algida e coraggiosa.
Riflettendoci, forse, preferirei essere Elizabeth Bennet (da Orgoglio e Pregiudizio), per poter vivere nella campagna inglese ottocentesca. Intelligente e sarcastica, si è accaparrata Mr. Darcy. Dai, devo aggiungere altro?

Hai un libro che ti ricorda un preciso momento della tua vita?
Direi Le Pietre Magiche di Shannara. L’ho letto in prima media e mi ricordo che passavo i pomeriggi sul letto, ascoltando in loop l’unico disco dei Beatles che avevano i miei, scoprendo così LA band per eccellenza (oltre a uno dei miei libri preferiti, ovvio).

Hai un libro che hai acquisito in una particolare circostanza?

Si, è un saggio e lo consiglio vivamente: Hiroshima di John Hersey (giornalista e vincitore di un Premio Pulitzer), è il racconto di sei sopravvissuti alla bomba atomica. Ho avuto la fortuna di trovarlo abbandonato alla stazione di Genova Pra. Tra l’altro è l’edizione con le pagine aggiuntive: un capitolo conclusivo in cui l’autore intervista i soprav9788838481512_0_0_317_80vissuti quarant’anni dopo la prima pubblicazione. La stazione di Genova Pra è il deserto assoluto, cosa ci facevo lì? Gare di canottaggio. Padrone del libro, se mi stai leggendo: “Grazie!”.

Hai mai dato via un libro per un’occasione speciale, o una persona speciale?
No, non che io ricordi. Se un libro mi piace e voglio regalarlo lo ricompro.

Quale dei tuoi libri è stato in più luoghi?
Quelli che porto con me quando viaggio.
Ma sicuramente il record lo detiene L’amico Ritrovato di Uhlman. Perché l’ho tenuto in borsa quasi sei mesi, per leggerlo sul treno. Si, sono cento pagine, lo so. Non è che l’ho letto in sei mesi, è che me ne sono dimenticata.

Quale è stata una lettura obbligatoria a scuola che hai apprezzato solo dopo?
Il Ritratto di Dorian Gray, mi fece proprio schifo. Ora lo posso apprezzare molto di più.

Libri usati o nuovi?
Entrambi. Ho trovato di quelle chicche al Libraccio per soli due euro…
E molte prime edizioni in negozi dell’usato.
Leggo diverse novità, per cui è ovvio che compro anche libri nuovi. E poi adoro perdermi ore nelle librerie.
Comunque dipende dal libro, se mi piace particolarmente lo compro nuovo.

Hai mai letto Dan Brown?
No, mai.
(Ma che c’entra ‘sta domanda?) 

Hai mai visto un film più bello del libro?
A iosa. Non è mica detto che un romanzo è sempre meglio del film, e non è vietato ammetterlo, molti pensano che possa venir screditata la loro reputazione da lettori/amanti dei libri. Ca**ate!
Stanley Kubrick diceva che si fanno bei film solo da brutti libri.
Ho già citato Hunger Games, vero? Ecco, i film sono meglio.
Trainspotting.
Shining.
Fight Club.
Poi, oh… “i gusti son gusti”.

Un libro che ti ha messo fame?
Nessuno in particolare. Non sono una a cui viene fame se legge di cibo.

Da chi prendi consigli letterari?
Da tutti, da voi, dal web, da chi conosco…
Certo deve essere un consiglio coerente con le mie preferenze di lettura. Non venitemi a consigliare Nicholas Sparks, ecco.
Comunque prima dell’acquisto mi interesso sempre, non seguo mai alla cieca i consigli.

C’è un libro fuori dalla tua comfort zone (generi letterari) che hai amato?
Molti. Ve ne cito un paio: Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie (che rimane uno dei miei preferiti), perché non sono solita leggere gialli (nonostante ami Sherlock Holmes…); l’altro è una lettura recente e potete trovare la mia recensione qui (È Arrivato l’Arrotino di Anna Marchesini).


Grazie della lettura, alla prossima!

Martina V.

“La casa per bambini speciali di Miss Peregrine” di Ransom Riggs

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Titolo originale: Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children
Autore: Ransom Riggs
1ª ed. originale: 2011
1ª ed. italiana: 2012
Genere: romanzo fantasy
Editore: Rizzoli
Pagine: 382 p.

Quarta di copertina: quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d’altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l’oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all’orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d’epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che – protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo – si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

L’autore: nato in Florida nel 1979, Ransom Riggs vive a Los Angeles ed è autore di cortometraggi, scrittore di viaggi, collezionista di fotografie d’epoca e blogger. In Italia ha pubblicato con Rizzoli la trilogia di Miss Peregrine, composta da La casa dei ragazzi speciali (2011), Hollow City (2014) e La biblioteca delle anime (2016). Dal primo romanzo è stato tratto il film di Tim Burton con Eva Green, Samuel L. Jackson e Rupert Everett, prodotto dalla Twentieth Century Fox.


Ransom Riggs è un grande collezionista di antiche fotografie, ne è talmente affascinato che, inizialmente, questo romanzo doveva essere solamente una raccolta di immagini. Non c’è da stupirsi se la grande colonna portante di questa storia sono proprio le fotografie a stampo vintage, inquietanti e paradossali, scatti che ci riportano a una vecchia esistenza, e a una che ancora ci mancava di leggere.

La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine è il primo romanzo della trilogia composta anche da: Hollow City e La Libreria delle Anime. 

Raggiunto il massimo successo recentemente, grazie anche all’adattamento cinematografico di Tim Burton, ragione per cui si possono trovare nuovissime edizioni.

 

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Pregio di questi romanzi sono, senza dubbio, le fantastiche impaginazioni e dettagli delle varie ristampe. Se volete spendere poco consiglio quelle della best BUR (Rizzoli) che costano solo 10€.

Esiste anche un romanzo grafico, realizzato da Cassandra Jean.


Una storia fantasiosa, ma con solide radici logiche. Una trama nuova, avvincente, brillante e mai banale; una scrittura molto scorrevole e alla portata di tutti.

 

Narrazione (in prima persona) cruda, autentica, forse non adatta a chi frequenta ancora le elementari.

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Una trilogia ricca di particolari, in cui si mescolano sapientemente elementi soprannaturali a riscontri quotidiani (come, ad esempio, la morte di un parente e il disturbo acuto da stress).

I personaggi sono tutti interessanti, ma due in particolare mi hanno colpito: Jacob, il protagonista, ritrovatosi immischiato in qualcosa di troppo difficile da affrontare, per un ragazzo della sua età, diviso tra il ricordo del nonno e la sua nuova realtà; e Miss Peregrine, la direttrice della scuola dalla corazza dura, ma dal cuore tenero.

Il ragazzo cresciuto con le storie fantastiche del nonno, ma che decide di smettere di crederci per entrare nel mondo degli adulti, perdendosi in un labirinto dell’orrore fatto di insicurezze e paradossi. Parte per un viaggio, con lo scopo di scagionare per sempre la follia del compianto nonno e liberarsi per sempre del dubbio. Come in ogni viaggio che si rispetti, Jacob non dovrà affrontare solo i suoi di demoni, ma aiutare anche i suoi nuovi amici, con risvolti romantici al limite dell’inverosimile.

La caccia ai mostri è aperta.


Consigliato a tutti, ma soprattutto a chi ha smesso di credere alle favole del nonno e al mondo della fantasia.

Grazie della lettura,

Martina V. 

 

Tolkien e le sue opere: guida alla lettura per neofiti.

Avete deciso di cimentarvi nella lettura del maestro del fantasy? Splendida decisione. Potrebbero però presentarsi dei dilemmi: quali edizioni scegliere? Da quale opera incominciare? C’è un ordine cronologico da seguire?

La mia semplice guida è di riferimento a chi non ha mai letto nulla dell’autore; quelli che già conoscono il genere riusciranno sicuramente a trovare la giusta via di lettura.

(Siccome parlare di questo autore in particolare scatena sempre l’astio dei tuttologi di turno, una doverosa premessa: non sono “studiata” come voi, queste che riporto sono mie considerazioni personali, se pensate che scrivo fesserie fatemelo sapere con garbo e buonsenso, grazie.) 


Da quale opera incominciare? Dipende da quale tipo di interesse avete, e se avete già un minimo di idea su cosa andrete a leggere. Se siete dei perfetti neofiti consiglio di iniziare con Lo Hobbit, così da entrare un po’ nell’immaginario dell’autore in modo più “leggero” (è pur sempre un libro destinato a un pubblico giovane). Se invece siete già più pratici del genere, solitamente dico di iniziare con Il Signore degli Anelli perché, in fin dei conti, si può definire “l’opera madre”, quindi ha senso leggere per prima l’opera principale e, successivamente, arricchire le conoscenze con le altre opere della Terra di Mezzo. Devo però fare una piccola considerazione: Il Signore degli Anelli è nato come seguito de Lo Hobbit quindi, per fare i pignoli e seguire il giusto ordine, bisognerebbe iniziare da quest’ultimo.


C’è un ordine cronologico da seguire? Come già detto prima, tutto dipende da come volete approcciarvi all’autore. Inutile incominciare la lettura con Il Silmarillion se non sapete cos’è la Terra di Mezzo (senza contare che è un’opera estremamente complessa). Se non avete particolari intenti studiosi, suggerirei di seguire il vostro istinto; oppure seguire l’ordine di pubblicazione, ovvero: Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Il Silmarillion e via discorrendo (Wikipedia vi sarà d’aiuto). Se per “cronologicamente” intendete dal punto di vista della storia della Terra di Mezzo allora l’ordine sarebbe: Il Silmarillion, I Figli di Hùrin, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli… ma perché complicarsi la vita?

Io ho seguito questo ordine:

  1. Il Signore degli Anelli;
  2. Lo Hobbit;
  3. Il Silmarillion;
  4. Racconti Incompiuti;
  5. Le Avventure di Tom Bombadil.

Più altre opere slegate dalla Terra di Mezzo (o da consultazione), il cui ordine di lettura non è rilevante.
Ora sto leggendo I Figli di Hùrin.

Ripensandoci avrei preferito iniziare con Lo Hobbit.


Il Signore degli Anelli

Partiamo dalla base: Il Signore degli Anelli è edito da Bompiani, a meno che non andiate a pescare le edizioni di vostro nonno di Rusconi (in quel caso, beati voi).

L’origine del libro risale al 1937, ma ebbe numerose riprese fino alla prima pubblicazione del 1955. Nato come un unico volume, ma pubblicato diviso in tre parti, data la scarsità di carta durante la guerra.

Le edizioni del Il Signore degli Anelli di Bompiani dal 2003 in poi hanno delle righe in meno. Sono le famose 20 righe alla fine del capitolo Molti Incontri. Per cui, se volete cimentarvi ora nella lettura dell’opera, consiglio le pubblicazioni rivedute.

Purtroppo la Bompiani non è ancora in grado di offrire un buon prodotto. Le edizioni che riportano le righe mancanti non hanno la mappa ripiegata in fondo, ma una minuscola riproduzione su due pagine (a volte addirittura su una!) e le edizioni più belle da vedere non riportano il capitolo intero (e altri errori tra cui l’orribile traduzione “orchetti”).

La più completa (righe mancanti e mappa ripiegata) è ormai introvabile: la versione nel cofanetto argentato fatta per il 50° anniversario della pubblicazione.

La migliore è quella del 2011, della serie Vintage (potete vederla qui), ma ha una scomoda mappa stampata sulle prime due pagine.

Sarebbe meglio leggere la trilogia come un unico libro, poiché è stato pensato così. Tuttavia, se volete la praticità, ci sono le edizioni in tre volumi del 2012, con delle bellissime copertine nere.

 

Per chi fosse interessato a un’edizione da collezione c’è l’opera illustrata da Alan Lee che sicuramente vale il suo costo (intorno ai 40 euro su Amazon); oppure l’edizione del 2014 per il 60° anniversario della pubblicazione (la sconsiglio, ma è comunque un pezzo da collezione).

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Per concludere: se volete una lettura veloce e portatile prendetevi i tre volumi del 2012; se invece volete una lettura approfondita (con mappa, prefazione e appendice) allora meglio l’edizione del 2011.

Credo nell’importanza di un’opera completa, per questo incoraggio l’acquisto delle edizioni con le righe mancanti; tuttavia, tra le varie pubblicazioni che possiedo, non posso che preferire la vecchia versione del 2002, come praticità e bellezza (inoltre la mappa ripiegata l’ho potuta staccare a appendere in una cornice, con quelle nuove non leggi nemmeno bene i nomi).


Lo Hobbit

Lo Hobbit – There and Back Again è stato scritto per la prima volta nel 1937, ma ha subito dei miglioramenti e cambiamenti  in seguito alla pubblicazione del Il Signore degli Anelli, in modo da far combaciare le due storie. L’ultima versione è quella del 1951.

Anche questo romanzo presenta varie pecche e molte edizioni. Partiamo dal fatto che sono due le case editrici che ne detengono i diritti: Adelphi e Bompiani.

Esistono due tipi: Lo Hobbit e Lo Hobbit annotato. Cos’è Lo Hobbit annotato? È il romanzo con a margine le note di approfondimento scritte da Douglas A. Anderson nel 1988.

L’ideale, secondo me, sarebbe leggere l’opera in modo continuo, fluido, senza interruzioni per leggere le note a lato. Successivamente, se l’opera vi è piaciuta e volete saperne di più, acquistare la versione annotata.

Quale scegliere?

Le pubblicazioni Adelphi sono più fedeli all’originale, con la vecchia traduzione e le immagini disegnate da Tolkien stesso.

Bompiani ha invece pubblicato nel 2012 una nuova traduzione, più completa e con meno refusi.

Per me la migliore è questa.

Cercate edizioni illustrate?

C’è questa particolarmente graziosa con i disegni di Jemima Catlin.

Oppure questa con le illustrazioni di Alan Lee.

Infine questa, bellissima e con le illustrazioni e bozzetti dell’autore stesso (ma non è presente il romanzo).

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Questi sono i due libri dai quali vi consiglio di iniziare.

Per dubbi, suggerimenti, considerazioni e quant’altro lasciate pure un commento!

Grazie della lettura,

Martina V.

 

Buon compleanno, caro Professore!

Il  3 gennaio 1892 nasceva a  Bloemfontein, in Sudafrica, John Ronald Reuel Tolkien.

Ho già scritto molte cose su di lui, e molte altre ce ne sarebbero da scrivere. Non sono Wikipedia, non scriverò chi era, cosa ha fatto, vita e miracoli. Scriverò cosa hanno significato, per me, i suoi lavori.


Leggere per la prima volta Il Signore degli Anelli, quattordici anni fa, mi ha aperto la mente su quello che realmente significa Sognare.

 

Fino a quel momento la Fantasia era qualcosa di indefinito, incolore e informe.

Non conoscevo romanzi fantasy, non sapevo nulla sul genere. Tolkien mi ha aperto la strada a quello che è, tutt’oggi, il mio principale interesse in ambito letterario.

Non ho solo scoperto un genere, ho trovato un nuovo modo di pensare alla vita. Perché la Fantasia è una mutaforma e può insinuarsi in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.


È necessario festeggiare una persona morta da 43 anni?

Sì, se bisogna ringraziarlo per molteplici fattori.

Innanzitutto ha ripristinato un genere inabissato e dimenticato (è conosciuto come il padre del fantasy moderno).

Tolkien ci ha insegnato che anche la letteratura fantastica può avere valore accademico, e che non viene seconda a nessun’altro genere.

(Per cui, prima di sminuire un romanzo fantasy, andatevi a leggere qualche suo lavoro.)


Grazie, Professore, per aver portato la Fantasia nella mia vita.

Grazie per essere fonte di ispirazione.

Grazie per essere un modello a cui attingere.

Grazie perché, le tue opere, mi salvano la vita ogni giorno.

Grazie perché, quando mi sento sola, mi basta sfogliare un tuo libro.

Brindo a te, al tuo magnifico lavoro e al tuo magico universo.

Aiya Eärendil Elenion Ancalima!

(Salve Eärendil più brillante delle Stelle!)

 

È arrivato l’arrotino di Anna Marchesini

È arrivato l’arrotino è l’ultimo romanzo dell’attrice teatrale Anna Marchesini, venuta a mancare poco tempo fa. Un romanzo postumo, lasciato interrotto, con una bellissima prefazione firmata dalla figlia Virginia e una raccolta di poesie dell’autrice.

annamarchesini_earrivatoarrotinoTrama: certi incontri hanno una forza quasi magica, perché dilatano lo sguardo lasciando affiorare le nostre paure più profonde. A volte sono persone, altre idee, altre ancora solo voci. Ma tanto basta. Non saremo più gli stessi. E quello che ci racconta Anna Marchesini in questo suo ultimo romanzo. Due vite, due donne, due storie vicine e lontane: una creatura che sta per venire al mondo e un’orfana che del mondo conosce solo l’indifferenza. Un prima e un poi legati a doppio filo dalla stessa presenza: il passaggio dell’arrotino che deposita le sue orme sulla polvere, lo specchio di tutto quello che nella vita temiamo e amiamo. In bilico tra il sorriso e la lacrima, queste pagine sono un inno alla gioia e alla libertà, il dono più bello di una delle più grandi artiste italiane degli ultimi anni.

 


Ho acquistato questo libro con tanta curiosità e con la voglia di leggere qualcosa di nuovo, di fresco. anna_marchesini

Non conoscevo Anna Marchesini come autrice, ma solo come attrice. È stata una bella sorpresa. Una scrittura che rimanda ad altri tempi: astratta, immaginifica e molto popolare. Una prosa che, a tratti, sfocia in pura poesia.

L’autrice era solita scrivere tutto a mano, in disordinati quadernetti. Una manualità artistica andata perduta.

La storia di due donne: Anna e Maddalena. Diverso destino, diversa nascita, ma accomunate dalla figura dell’arrotino, forte presenza nell’Italia di una volta.

Storie di grande valore sentimentale, inusuali punti di vista (come il feto che ci parla) e la struggente fine che non conclude.

A far da sfondo l’attuale concetto delle diversità. Perché non c’è nulla di male nell’essere diversi (o non voluti).

Un raro gioiello di letteratura contemporanea italiana, finalmente libera dai suoi limiti.

Consigliato a tutti coloro che sono stanchi di trovare romanzi di Fabio Volo in libreria.


Buona lettura,

Martina.

La Trilogia della Lama Nera di Dario de Judicibus

6006164.jpgIl Ciclo della Lama Nera è formato da tre volumi: «La Lama Nera», «Le Orde dell’Oscurità» e «Il Signore delle Ombre». Il ciclo è ambientato in un mondo immaginario, Reta, molto simile alla Terra, ma caratterizzato da due grandi continenti, Kios e Andria e da due lune, Brianno e Rianno. La storia di Aggart, il protagonista, inizia proprio a Kios, dove il ragazzo sfugge per miracolo al massacro della famiglia da parte di un’orda di demoni.

Accolto da un vecchio amico dei genitori, Aggart diventa prima un membro della Gilda degli Assassini, dove prende il nome di Garreth, e poi capo di una rete di resistenza che si oppone alle manovre di Dagg Elath, un Arcano conosciuto anche come il Signore delle Ombre. Con l’aiuto di un giovane ma potente mago, Ona Ettài e della sua guardia del corpo, l’amazzone Messala, Aggart riesce a sventare le trame del Signore Oscuro ma non a impedire l’invasione del Regno del Nord da parte delle sue Orde di Demoni. Si scatena così una furiosa guerra che coinvolge tutti i regni a nord delle Mura, la grande catena che divide in due il continente. (Dal sito delle opere www.lalamanera.it)


Sono entrata in contatto col mondo di de Judicibus nell’ormai lontano 2006, quando era stato appena pubblicato il primo volume La Lama Nera, edito da Armenia (per chi non lo sapesse Armenia è stata una delle prime case editrici italiane a occuparsi di fantasy e di tutti quegli argomenti ritenuti non degni di catalogazione da altre case editrici).

La letteratura fantasy in Italia non ha mai avuto un gran successo, specialmente agli inizi del millennio. Dario de Judicibus si può definire uno dei precursori del genere in patria, riuscendo a far pubblicare i suoi romanzi fantasy in un’Italia ancora troppo legata ai suoi scrittori classici.


De Judicibus, prima che un autore, è un grande studioso; la realizzazione dell’opera è stata preceduta da accurati studi e tutto è stato calcolato a dovere, dalla creazione dell’universo fantastico alla caratterizzazione dei personaggi.

Di grande importanza, secondo me, è il fatto che la magia è stata inserita nella trilogia come parte integrante della comunità, non semplice dono personale o calamità naturale; viene studiato il suo impatto sulla società e come ne risponderebbe all’eventuale intreccio.


Nonostante io l’abbia letto in giovanissima età, è un fantasy pensato per un pubblico adulto.

È una storia di antieroi, dove la sopravvivenza del singolo si scontra con il bene comune, e non sempre il dovere riesce a trionfare. Un mondo spietato e violento, dove i sentimenti più puri sono accantonati per far spazio alle imprese avventurose dei protagonisti.

Una società dominata da gretto egoismo, un mondo non edulcorato per compiacere i lettori, la cruda realtà umana: questo ciò che offre l’autore.
I personaggi sono costruiti ad hoc, differenziando, in modo deciso, le diverse personalità per rendere la storia più bilanciata (e mai noiosa).

Un gioiello (poco conosciuto) del fantasy italiano che consiglio a tutti coloro che sono stanchi della narrativa troppo commerciale che si trova ora nelle librerie.

 

Buona lettura,

Martina.