Temporali estivi

Sono stata piuttosto assente, e lo sono stata dopo aver promesso di non esserlo più. Che triste gioco del destino.
Siamo alla fine di giugno.
È estate da soli otto giorni e io non vedo l’ora che finisca.

Sono un po’ presa dal caldo, dallo studio, dagli impegni, dalla ricerca…

Il caldo che ti annebbia il cervello, gli esami universitari, la ricerca di uno spazio.

Sto cercando di tirarmi avanti il più possibile, con la voglia di arrivare a destinazione, ma la paura di vedere cosa c’è dopo.
Colloqui per il servizio civile a settembre.
La ricerca di un nuovo appartamento.
Il timore di come sarà la nuova vita.

I temporali estivi che non ti fanno uscire di casa.

Ma io sono sempre qui, a fare il bis di lasagna e con un sacco di ansia e stress in più che mi consumano piano piano.

Sono qui, ma è come se non ci fossi. Non ho tempo per leggere, per fare foto, per andare al cinema. Sono la Martina di sempre? Forse no. Ma settembre arriverà presto.

E anche i temporali estivi lasceranno il posto alle foglie che cadono.

Grazie della pazienza e alla prossima,
Martina V.

Il peso delle parole.

Cara Sconosciuta, io non ti conosco, ma sembra tu conosca me.
Non so chi tu sia, eppure hai avuto modo di giudicarmi.
Lo hai fatto nel modo più meschino che io conosca, sussurrando, senza nemmeno tentare di nasconderlo. Senza smettere di guardarmi. Senza nemmeno provare un po’ di vergogna.

Forse hai pensato di potermi giudicare all’apparenza, dall’alto dei tuoi serici capelli biondi e della tua vana sigaretta.
Tu, seduta al tavolino con un’amica. Io, in fila per un gelato. Una settimana fa.
“Ma quella è Martina?”
La tua amica te l’ha confermato.
“Che brutta.”

Non c’è nemmeno stato bisogno di leggere il labiale perché ti ho sentita molto bene.
Non capisco se devo essere bella per te, o cosa.
Ma soprattutto: quel commento ti ha cambiato la giornata?
A me ha cambiato la settimana.

Hai beccato la persona sbagliata per questo genere di commenti superficiali. Non sono in grado di farmeli scivolare addosso. Quel commento mi pesa ancora come un macigno. Come se la mia autostima non fosse già abbastanza bassa…
Fossi stata un po’ più forte sarei venuta lì e ti avrei chiesto “Ci conosciamo?”, invece mi sono curvata, come per nascondermi, e ho cercato di andarmene il più velocemente possibile.
Il senso di inadeguatezza è ancora lì, ma tu probabilmente te ne sarai già dimenticata.

Non so come fai a sapere il mio nome, per me rimani una Sconosciuta e, sinceramente, non ho nessun interesse nello scoprire chi tu sia.
Ti vorrei consigliare, però, ti ponderare le tue parole, di pesarle.

Oppure pensa prima di parlare, che è meglio.
Ci sono persone molto meno forti di me, a cui avresti potuto causare danni molto più seri.
Il peso delle parole per qualcuno è insopportabile.

Vaffanculo,
con affetto,

Martina.

Più miele che altro

Di questo metà aprile posso solo parlare del bisogno di dolcezza in più, della ricerca di attenzioni in più. Forse non mi accontento più di essere quella schiva, introversa, perennemente col cappuccio calato davanti agli occhi.

Leggo storie a lieto fine, con la leggerezza di chi sa già come andrà a finire.

Mi lavo via le incertezze col  bagnoschiuma al latte extra delicato, pretendendo lo stesso trattamento dal resto del mondo.

Cerco di sentire la primavera scorrere nelle vene, sorridere ai fiori e invidiare gli uccelli. Cose regolari che mi lasciano indifferente.

Immagazzino raggi di sole, per poi cercare di liberarli di notte, nel freddo giaciglio di speranze e cattive abitudini.

Aggiungo cucchiaini di miele alla colazione per sentire una sorta di affettuoso calore che mi irradia il cuore.

Ma alla fine della colazione cosa rimane? Più miele che altro.

 

Martina V.

Il vento di marzo

Mi sento sempre affine al mese di marzo, con il suo meteo incontrollabile, incerto.

Un giorno ti svegli e c’è il sole; ti metti le scarpe e vai, solo per il gusto di andare.

Un giorno ti svegli e piove; i fiori marciscono, tu ti sotterri tra dolore, computer e patatine.

Marzo è così: bipolare.

Ed è forse il mese che odio di più, perché indeciso come me.

Risplendere o incupirsi?

È primavera ancora legata al gelo dell’inverno.

Marzo è ciclotimia che non risparmia nessuno.

E c’è sempre vento, come se non riuscisse mai a stare fermo, questo mese.

Vento che porta nuovi obbiettivi, nuove consapevolezze, importanti decisioni.

Sposta foglie, polvere e persone.

Persone che vorresti avere più vicino, persone con le quali ci sono degli avremmo potuto in sospeso. Persone che non ti resta che sognare.

Odio marzo perché non si decide. Vuoi avere un tiepido sole o un gelido vento? Vuoi essere primavera o inverno?

Vuoi essere felice o triste?

Non lo so, vedete voi. Non so decidermi.

-Martina V.

Il lato positivo.

Mi chiedono: “Perché scrivi solo cose tristi?”.

E io potrei rispondere: “Perché quando sono felice esco.”

La verità è che non esco quasi mai e quindi mi tocca parlarvi anche delle cose belle. Si perché, alla fine, c’è anche un lato positivo.


Mi piace svegliarmi presto per avere più ore a disposizione durante la mattinata. Mi fa sentire carica e rilassata.

Adoro portare le mie due cagne (si dice? Si dice.) a passeggio, visitare con loro posti nuovi, possibilmente alte montagne perché la città le spaventa, ma forse spaventa più me.

Non posso fare a meno di viaggiare. Mi mette felicità. A un certo punto mi manca il respiro e devo vedere qualcosa di nuovo. Magari ho paura ad andare a fare la spesa, a prendere un treno o entrare nelle poste, ma se devo partire non ho più paura di nulla. Peccato che non sia gratis, altrimenti starei via per sempre.

Amo fare progetti. Prossima estate andiamo… Perché non compriamo quella sedia che… Peccato che non sempre riesco ad aspettare. Prossimi progetti: il giro della Toscana (prevalentemente a piedi) e il Trenino Rosso del Bernina.

Giro nelle librerie. Per ore. E alla fine compro sempre qualcosa, anche se ne ho già una marea da leggere.

Mi rende felice aiutare gli altri. Sembra una sciocchezza, e pure banale, ma è così. Mi auto soprannomino l’Usciere. Perché tengo sempre le porte aperte per gli altri e do la precedenza, come un gentleman d’altri tempi. Solo che io a volte devo sembrare parecchio stramba. Ah, quasi nessuno ringrazia.

Andare al cinema. Spegnere il cervello con le luci della sala. Buio dentro, ma il buio interiore resta fuori, grazie.

La fiera dell’ovvietà: abbuffarmi di cibo buono mi rende felice. Dopo sei troppo intontita per ogni cosa e stai lì, tra lo sdraiato e il seduto semi-cosciente sul divano. Davanti alla playstation o a un film che ricorderai vagamente.

Fare fotografie. Belle, brutte, storte, mosse. L’importante è quello che c’è dietro quello scatto. Se ho premuto è perché era un momento felice, da ricordare. Oppure solo un bel soggetto da fotografare. E poi la bellezza mette sempre felicità.

Stare all’aria aperta. Ma non in un puzzolente parco cittadino che odora di pupù di cane. Trekking, escursioni, passeggiate. Dove le case sono in sasso e non passa il tram, per intenderci.

Una menzione d’onore va al riordino. Lo sapete già. Soprattutto rimettere in ordine la libreria. Non è che mi mette felicità, mi rilassa la mente. Comunque ora sono più: “Ciao, mi chiamo Martina e sono 14 ore che non riordino o pulisco.” 


In ogni caso chi sono io per spiegare cosa è la felicità?

Posso solo dirvi quello che ho capito.

Non è una costante, ma direi più una variante. Costanti e variabili, Daniel Faraday mi fai una pippa.

È inutile sognare la perpetua felicità, non penso possa esistere. La vita stessa non te lo permette. Ci sono troppe persone in questo mondo, persone che si scontrano col tuo, e ognuna di loro ha dei propri interessi. Impossibile non entrarci in collisione. Anche solo in due è arduo. La vita è un altalena di emozioni e ora la smetto di sparare stronzate baggianate.

Siate felici, con moderazione. Non scialacquate tutto subito. Parsimonia è la parola giusta. Siate parsimoniosi nella vostra felicità. O vivetevela al massimo. Che mi importa?

Un saluto,

Martina. 

 

 

 

Lettera alla me di dieci anni fa.

Cara Martina,

tu non mi conosci, ma io conosco molto bene te. Vorrei lasciarti un messaggio, una futura testimonianza su quello che ancora ti attende, e su quello che ho imparato.

La diversità è un dono. Non provare vergogna, non cercare di scusarti. Sei quello che sei. Non inventare scuse se hai preferito leggere, piuttosto che guardare Dragon Ball.

Non c’è nulla di sbagliato in te. Qualcuno tenterà di fartelo credere, non dargli retta. I libri saranno la tua salvezza, continua ad amarli.

E perdona quella presunta amica che, in prima media, ti ha spoilerato la morte di Brom in Eragon.

I tuoi gusti letterari non cambieranno, investi pure in rarissime edizioni da collezionisti esperti. Spendi, spendi, finché puoi.

No, scusa. È che ho visto quel libro che… lasciamo stare.


Guardare Fight Club a 14 anni, solo perché sei in fissa con Jared Leto, può essere bello,  ma non scervellarti troppo per capire il finale.

Non comprare quella giacca rosa.

Non tagliarti i capelli come Ringo Starr. No, non così corti, per favore.

Con lo sport incontrerai la tua seconda famiglia, non abbandonarlo.

Non hai sempre ragione, come credi. Accetta i consigli e non essere avventata.

Cerca di capire quando devi fare di testa tua e quando, invece, chiedere aiuto.

Chiedi aiuto. Chiedilo. Non aver paura di farlo.


Passare i pomeriggi sui forum non è da sfigati.

Se sei l’unica che a scuola conosce i Beatles ed Enya è un vanto, non un difetto.

A proposito: rivaluta l’ipotesi di abbandonare la pratica della musica. In fin dei conti non era male.

Hai presente quei bei pomeriggi passati a leggere, ascoltando i Dire Straits? Goditeli finché puoi. Ora Internet non è più così noioso e le serie tv sono quadruplicate. Leggerai per addormentarti o sul treno, quando non sarai troppo stanca.

Non perdere tempo con persone meschine. Si, hai capito… QUELLE. Salutale e buonanotte. Le amicizie son ben altra cosa.

NON FARE L’UNIVERSITÀ!

Scherzo, DEVI, farla. Ma prendilo lo stesso l’anno sabbatico, fidati, è meglio.


Non sarà facile, trovare la voglia di andare avanti.
Non ci saranno solo belle esperienze. Non posso mentirti, sarebbe come mentire a me stessa, dopotutto.

Ti ammalerai. Non di quel malessere fisico, visibile e riconoscibile.

La malattia che non si vede, che nessuno può veramente capire.

Il Cane Nero.

Farà male, molto.

Vale la pena viverlo?

Sì.

Ogni acume di dolore ti farà desiderare di esser morta.

Non temere, è in quei momenti che capisci per cosa stai lottando.

Non voglio spaventarti. Ci saranno tantissimi momenti felici e una persona che ti amerà tanto, così come sei.

Una piccola rivelazione: tra qualche estate la serie tv Sherlock e i taralli pugliesi saranno la tua salvezza. Uniti ai tuoi quadrupedi pelosi e alla tua famiglia.


Un ultimo consiglio: non allontanare le persone che ti vogliono aiutare.

Ti vogliono bene e si impegnano a capirti.

Devi ammettere che non è facile capirci.

Fai in modo che il loro aiuto non sia vano.


Non ho altro da aggiungere. So che, in un modo o nell’altro, te la caverai.

Sei stata brava.

 

Con affetto,

la Martina del passato.

Fisso il vuoto

Fisso il vuoto

immaginando una vita terrena

estranea alle sofferenze

dell’anima mia piena.


Fisso il vuoto

e mi dimentico di tutto

persino di te,

ancora vestito a lutto.


Fisso il vuoto

nella stanza buia

a disegnar parole

con lettere di paura.


Fisso il vuoto

con solo l’udibile

degli ovattati rumori

della città impassibile.


Fisso il vuoto

ad occhi serrati,

per cercare i tuoi

da me sempre amati.

Martina.

Carnevale

La mia mente è un terra arida

tutto si sgretola tra le mani

brullo è il cuore

sterile è l’anima.


Il sorriso puro

dai bianchi orizzonti

l’ho contaminato con scure intenzioni

perdonami se puoi candido amore.


Ombre dal destino fatale

incombono su di noi

per recarci in buie grotte

ove non si odono echi.


Un carnevale di proibite emozioni

ti farò provare

quando la luna sarà passata

e la mia terra nuovi frutti avrà.


Martina.