Scrivere una RECENSIONE cinematografica: le BASI

Guida alle recensioni for dummies. 

Non è sempre facile trovare qualcosa da dire su un film, oppure semplicemente non si sa bene cosa scrivere. Dal basso (estremamente basso, si intende) della mia esperienza ho voluto stilare un piccolo vademecum per semplificare il lavoro di chi intendesse approcciarsi alle recensioni filmiche.

(Sono stanca di fare precisazioni del genere, ma: NON sono una critica cinematografica, TUTTAVIA è il mio percorso di studi. Le basi teoriche le ho, per le pratiche giudicate pure.) 

Queste sono le BASI, ma sto pensando di fare una sorta di parte due con informazioni più tecniche e precise.


Conoscere il film e prepararsi alla visione.

  • Guardare il trailer
  • Leggere la trama
  • Interessarsi alla filmografia del regista
  • Guardare chi sono gli attori principali

Consiglio di non leggere altre recensioni prima di guardare il film, per non essere influenzati. Ovviamente non parlo del parere dell’amica.

Guardarlo attentamente.

Prendete qualcosa su cui prendere appunti. Se la visione avviene al cinema, cercate di scrivere tutto appena finito, a meno che non siate bravi a scrivere al buio. Non prendete nota col cellulare perché l’illuminazione del telefono, sinceramente, è da cafoni.

Non distraetevi. Lo so che spesso la tentazione di prendere in mano il cellulare è forte, ma resistete.

Scrivere una recensione. 

Una buona recensione dovrebbe essere sviluppata come un tema argomentativo: introduzione, interpretazione e valutazione.

(La scuola vi torna utili, poiché vi basta rispolverare le lezioni sulle analisi letterarie, per capire come approcciarsi al film.)

Introduzione: la scheda tecnica (dati generali), un breve riassunto della trama, informazioni sulle maestranze del film (regista, sceneggiatore…).

La scheda tecnica potrebbe essere così:

  • Titolo del film
  • Titolo originale (se straniero)
  • Anno
  • Durata
  • Genere
  • Casa Produttrice
  • Regista
  • Sceneggiatore
  • Interpreti

Cosa argomentare? 

Prima di lanciarsi nei commenti, meglio parlare degli aspetti tecnici del film: se è stato girato con delle tecniche particolari, la scenografia, i costumi, il montaggio, la colonna sonora… insomma: la forma estetica!

Fatto ciò si può passare all’interpretazione dell’opera. Analizzare i punti di forza della pellicola, criticare cosa non vi ha convinto, scavate in fondo alla trama, sviscerate la storia. Scrivete tutto ciò che vi passa per la testa, tanto si può sempre modificare in rilettura.

Se ci sono, potete far presente di alcune curiosità che riguardano il film.

Per concludere.

La valutazione finale deve contenere un riassunto del vostro parere.

Dovete fornire ai lettori dei buoni motivi per guardare il film (oppure per non guardarlo). Siate quanto più imparziali possibile, non scrivete: “È una perdita di tempo. Non guardatelo!”, ma cercate di stilare eguali punti nei pro e nei contro (es: 5 pro e 5 contro).

Potete aggiungere un voto (numeri, lettere, stelline… scegliete voi).


Consigli utili: 

  • Scrivete bene. Nessuno vuole leggere recensioni piene di errori.
  • Parlate di quello che conoscete e con parole semplici.
  • Preparatevi sull’argomento.
  • Leggete molte recensioni, è il miglior modo per imparare.

Potete fare un abbonamento a una rivista di critica cinematografica, la migliore (per me) è Cinematografo

 

Spero vi sia stato d’aiuto, alla prossima!

-Martina V.

5 Curiosità sul film Logan: Wolverine

Se già avete visto il film di James Mangold sarete sicuramente rimasti colpiti da questo insolito cinecomic, ecco quindi 5 curiosità sulla pellicola più chiacchierata, e apprezzata, dell’ultimo mese:

1. Il finale era stato anticipato nel capitolo precedente. Il regista ha confermato che la fine di Wolverine era stata anticipata dalla veggente Yukio nel precedente film Wolverine – L’Immortale, diretto sempre da Mangold.

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2. Il fumetto che compare in realtà non esiste. È stato creato appositamente per il film, con i disegni di Joe Quesada.

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3. Il film che guardano in hotel è stata una fonte di ispirazione per il regista. Il Cavaliere della Valle Solitaria di George Stevens, il cui protagonista deve fare i conti con una vita fatta di violenze, come Wolverine.

4. I volti degli attori sono stati ricreati in CGI. Nelle scene che prevedono l’uso di stuntman, i volti di Logan e di Laura, sono stati scansionati e ricreati digitalmente, per poi essere posizionati sopra il volto delle controfigure.

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5. Mangold sta preparando una versione in bianco e nero. Lo stesso regista ha confermato che ci sta lavorando su.

Nel caso non lo aveste ancora fatto, vi invito a leggere la mia recensione sul film, cliccando QUI!

Grazie della lettura, alla prossima!

Martina V.

 

 

Il Signore degli Anelli: Tolkien e il tema del viaggio.

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Oggi, 18 Gennaio 2017, ricorre il 15esimo anniversario dell’uscita nelle sale de La Compagnia dell’Anello di Peter Jackson. A molti lettori con la puzza sotto al naso non piace, ma non si può negare sia una trilogia cinematografica di tutto rispetto.

Nessuno si era spinto così oltre, ci hanno pensato (c’è quella curiosa storia sui Beatles…), ma trasformare un fantasy così complesso, in un film, era troppo azzardato.

Peter Jackson, un semplice fan pacioccone, con alle spalle esperienze di regia di soli film splatter semiseri, si prende la responsabilità di portare al grande pubblico Tolkien.

(Ci avevano già provato, con il film d’animazione del 1978, ma non era abbastanza. Lo stesso Jackson ammirava il lavoro svolto dai creatori, definendolo un progetto coraggioso e ambizioso).


Nel 2002 (anno di uscita nelle sale italiane) io avevo solamente 8 anni, non ricordo cosa fu per le persone approcciarsi alle storie di Tolkien. Ricordo che i miei genitori andarono al cinema a vederlo e ne furono contenti; prima dell’uscita del secondo film andai in libreria a comprare il libro, spinta dalla curiosità (e dalle numerose ristampe che giravano, ovviamente, in quel periodo).

Questo è stato il mio approccio a Tolkien.

E oggi ho voluto omaggiare quest’opera con un tema a me molto caro: il viaggio.


Il tema del viaggio

Il fantasy di Tolkien è un fantasy epico, che attinge molto dal mondo medievale. L’uomo era visto come un Viaggiatore, un Errante. L’uomo che affronta un lungo viaggio, irto di pericoli, per uno scopo, una missione. Prendete come esempio gli Eroi della mitologia o, più recentemente, i videogiochi di ruolo.
Durante il viaggio non solo dovrà far fronte a varie difficoltà, ma anche alla solitudine interiore. Non è quindi un semplice viaggio su due gambe. Si conosce se stessi, si compiono scelte e sacrifici. Al suo fianco, oltre agli amici fidati, dei combattenti, dei cavalieri; altro punto di connessione con la letteratura medievale.

Il viaggio a Mordor è una lunga discesa verso la parte più buia dell’anima.

Frodo (e Bilbo, prima di lui) non era obbligato a gettare l’Anello. Quell’oggetto gli aveva talmente corroso l’animo da renderlo irriconoscibile. La vera impresa di Frodo è stata quella di saper risalire, riaffiorare in superficie, scalare le pareti della sua essenza, per trovare la forza per sbarazzarsene, a liberarsi dell’oppressione del suddetto.

Sei il portatore dell’Anello, Frodo. Portare l’Anello del potere vuol dire essere soli. Questo è Nenya, l’anello di diamante, e io sono la sua custode. Questo incarico è stato affidato a te e se tu non troverai il modo, nessuno potrà.

(Galadriel)

La ricompensa? Un piccolo uomo che salva l’umanità e che ritorna a casa, più saggio, ma anche più stanco, con una strana pesantezza nel cuore. Consapevole che quel mondo non è affatto un paradiso come se lo immaginava.

Ed ecco che è pronto per un altro viaggio, forse l’ultimo. Il Viaggio verso Ovest.

Il vero messaggio dell’impresa è: “Quanto sei disposto a sacrificare, per il bene altrui?”


L’impresa di Peter Jackson

Ecco che compare un Sommo, uno Stregone con un’oscura verità, che indirizza l’Eroe verso la sua missione. il-signore-degli-anelli-la-compagnia-dellanello-frodo-gandalf.jpg

All’inizio, il nostro uomo, non è certo dei suoi sentimenti; i suoi passi sono timidi e appena abbozzati; ma sono proprio quei suoi piccoli passi, l’inizio della sua grande avventura. Lui non è un coraggioso cavaliere, ma un comune ragazzo dalle umili aspirazioni.

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In quanto essere debole e insicuro necessita di compagni forti, abili combattenti dalle tante peculiarità. Dei fratelli pronti a morire per la causa, a sacrificarsi per il bene dell’umanità.

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I pericoli saranno molti, le battaglie cruente, le perdite ingenti, ma il nostro uomo non potrà perdersi d’animo, altrimenti sarà la fine. Dovrà trovare dentro di se il coraggio per continuare, di accettare il fatto che quell’ultimo atto finale, l’estremo sforzo, spetta a lui soltanto.

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Il suo Viaggio è appena iniziato, non sappiamo quale sarà il suo destino. Speriamo solo rimanga nella memoria di molti.

 

La via prosegue, non ha porte

Lungi dall’uscio dal quale parte

Ora la via si estende ancor oltre

Devo seguirla contro ogni sorte.

Al prossimo incontro.

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Grazie per la lettura,

Martina.

 

10 Migliori Compositori di Colonne Sonore (secondo me)

Un buon film non può definirsi tale senza un’azzeccata colonna sonora.

La musica è un’altra delle mie passioni, e non posso fare a meno di giudicare una pellicola anche in base alla sua colonna sonora.

I compositori mi hanno sempre affascinata, fin da piccola.

Ecco quindi i 10 autori che ritengo i migliori in questo campo:

  1. Ennio Morricone. Come poteva mancare? La sua musica è pura emozione e lui è una persona meravigliosa. Se ripenso ai suoi discorsi agli Oscar, sempre dedicati alla moglie Maria, ancora mi commuovo. Classe 1928, ha composto più di 500 colonne sonore. La fama mondiale è arrivata dopo la collaborazione con Sergio Leone, ma è conosciuto anche per aver lavorato con: Pier Paolo Pasolini, Dario Argento, Elio Petri, Giuseppe Tornatore, Brian de Palma, Oliver Stone e Tarantino. Alcuni dei suoi lavori più belli: Per un pugno di dollari (1964); Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966); C’era una volta il West (1968); Gli Intoccabili (1969), Sacco e Vanzetti (1971);  C’era una volta in America (1984); Nuovo Cinema Paradiso (1988).
  2. John Williams. Classe 1932, vincitore di 5 premi Oscar. Uno tra i più premiati compositori e anche il più innovativo, dal punto di vista tecnico. Autore delle musiche di svariate saghe cinematografiche di successo, tra cui: Star Wars, Harry Potter, Jurassik Park, Indiana Jones. Sue le indimenticabili musiche de Lo Squalo di Spielberg.
  3. Hans Zimmer. Tedesco, classe 1957. Tra tutti i compositori è forse il meno classico, nel senso che cerca sempre di coniugare colonna sonora e musica elettronica. Tra i suoi lavori più riusciti ci sono: Il Principe d’Egitto (1998); Il Gladiatore (2000); King Arthur (2004); Il Codice da Vinci (2006); Pirati dei Caraibi; Sherlock Holmes (2009); Inception (2010); Interstellar (2014).
  4. Alan Silvestri. Nato nel 1950, ha iniziato la sua carriera scrivendo le musiche per la serie tv Starsky & Hutch (1975). Diventato famoso grazie anche alla collaborazione con il regista Robert Zemeckis. Le musiche che apprezzo di più sono: Ritorno al Futuro (1985); Forrest Gump (1994); Cast Away (2000); Van Helsing (2004); A-Team (2010); The Avengers (2010).
  5. Michael Giacchino. Prevalentemente associato a J.J. Abrams, col quale crea un’assidua collaborazione. Conosciuto soprattutto per aver creato le musiche della serie tv Lost e di Star Trek (i film di Abrams). Io ricordo ottime anche le musiche di Alias (serie televisiva del 2001) e Inside Out (film d’animazione del 2015).
  6. Howard Shore. In sesta posizione solo perché cerco di frenare il mio entusiasmo. Vincitore di 3 premi Oscar, prima del Signore degli Anelli era pressoché sconosciuto, ma ha composto le musiche di grandi film, del calibro di: La Mosca (1986); Il Silenzio degli Innocenti (1991); Philadelphia (1993); Ed Wood (1994). Successivamente alla saga di Peter Jackson scrive le colonne sonore di: The Aviator (2004); The Departed (2006); Hugo Cabret (2010) e la trilogia dello Hobbit. Nessuno è perfetto, difatti è autore anche delle musiche di Twilight (il terzo capitolo) e di Maps to the Stars (un orrore, almeno per me). Un compositore eccezionale che ha saputo rendere una già ottima trilogia, ancora più bella. Cosa sarebbe Il Signore degli Anelli senza la sua musica? Probabilmente più insipido e incolore. Non so se lo avrei rivisto così tante volte, senza la sua meravigliosa colonna sonora.
  7. Nino Rota. Altro orgoglio italiano. Nato nel 1911 e morto nel 1979, vincitore di un premio Oscar (per Il Padrino-Parte II). Amico fidato di Federico Fellini e Luchino Visconti, firma le musiche di grandi capolavori storici italiani. Ho amato le sue colonne sonore per: I vitelloni (1953); Le notti di Cabiria (1957); Le notti bianche (1957); La dolce vita (1960); 8 1/2 (1963); Romeo e Giulietta (1968) e Il Padrino (1972).
  8. James Horner. Uno dei più curiosi compositori. Vincitore di due premi Oscar per le musiche di Titanic (già, è lui). Le sue composizioni sono mescolanze tra la musica elettronica, la musica celtica e la musica russa. I suoi maggiori successi sono in collaborazione con James Cameron: Titanic e Avatar. Io l’ho apprezzato di più in Braveheart (1995); Jumanji (1995); Il Grinch (2000); A Beautiful Mind (2001).
  9. Michael Kamen. Come compositore non è famosissimo, è conosciuto per aver collaborato con grandi gruppi musicali come Metallica, Pink Floyd, Queen, Aerosmith, Rush etc. Tuttavia, la sua bravura, è racchiusa nelle colonne sonore di grandi film come: Highlander – L’ultimo Immortale (1986); Arma Letale (1987); 007- Vendetta Privata (1989); Robin Hood – Principe dei ladri (1991); I Tre Moschettieri (1993); Die Hard (1995); Il Gigante di Ferro (1999) e X-Men (2000).
  10. Danny Elfman. Amicone di Tim Burton, per il quale ha scritto le colonne sonore di quasi tutti i suoi film; ha un gruppo che fa musica rock e ha anche recitato come attore in diversi film. Alcuni suoi lavori: Edward mani di forbice (1990); Nightmare Before Christmas (1993); Mission Impossible (1996); Men in Black (1997); Spider-Man (2002); Big Fish (2003); La Fabbrica di Cioccolato (2005); Big Eyes (2014) e Avengers- Age of Ultron (2015).

Una menzione speciale va a Trevor Jones, compositore di musiche emozionanti e magiche tra cui la bellissima e famosissima colonna sonora de L’ultimo dei Mohicani (1992). Amo anche le musiche scritte insieme a Randy Edelman per Dragonheart (1996).

Concordate con me o ne avreste aggiunti di altri? Fatemelo sapere!

P.S. Alcuni film riportano il link alla colonna sonora. 

Un saluto,

Martina.

Spazio, ultima frontiera.

Con nelle sale il nuovo Star Trek e con alle porte nuovi capitoli di Star Wars, non potevo esimermi dal parlare della nascita del cinema fantascientifico, essendo io una Vulcaniana per adozione e una Stormtrooper nell’anima (l’Alleanza Ribelle è per i deboli).

La fantascienza sta avendo molto successo, attirando folle di miscredenti e falsi nerd da ogni angolo del globo. Ma come ha avuto inizio?

Il cinema è un’arte relativamente molto giovane, la sua data di nascita corrisponde alla prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière, il 28 dicembre 1895.

Pensate quante cose sono cambiate in soli 120 anni, quanti progressi per portare sempre più realismo sugli schermi.

Il secolo delle innovazioni, delle invenzioni; l’uomo si sentiva davvero invincibile, poteva fare cose che prima aveva solo sognato.

Poco importava se, a venir filmato, era un banale treno o se veniva ricreato un allunaggio; l’uomo ce l’aveva fatta: aveva creato le immagini in movimento.

Le cosiddette vedute animate.

Come portare le persone sulla luna?

Perché non portare la luna alle persone?

Il cinema divenne il mezzo con cui far avverare tutti i desideri inespressi, una valvola di sfogo, la macchina dei sogni accessibile a tutti.

L’immaginazione divenne l’arma più potente.

Come nasce il cinema di fantascienza?

Forse tutti conosciamo Le voyage dans la Lune, ma pochi di noi sanno chi era Georges Méliès.

Uno dei padle-voyage-dans-la-luneri fondatori del cinema e creatore del primissimo film di fantascienza: Viaggio nella Luna, un film muto del 1902, in bianco e nero (esistono però delle versioni colorate a mano), che vantava numerosi effetti speciali (a noi, ora, ci farebbero ridere) e una storia molto fantasiosa per l’epoca (per l’appunto, un allunaggio).

Con un ritmo molto frenetico, da sembrare quasi un balletto, narra di un gruppo di astronomi che finiscono direttamente nella Luna, dove incontreranno i Seleniti e dai quale dovranno poi scappare.

 

 

Un vero capolavoro d’altri tempi che noi ora non sapremmo apprezzare. Immagini sconnesse e difficili da interpretare per noi avvezzi al cinema moderno.

Ma senza quella navicella a forma di proiettile, non ci sarebbe nessuna Enterprise.

  • Consiglio la visione di Hugo Cabret (Scorsese, 2011) per conoscere qualcosa in più sulla storia del cinema.

 

Un saluto,

Martina.