Trattative in corso per il ruolo di Tolkien nel nuovo biopic!

Nuovissime news sul biopic sulla giovinezza dell’autore fantasy!

Nicholas Hoult sarebbe in fase di trattative col regista Dome Karukoski per il ruolo dello scrittore!

Il regista finlandese si occuperà di un progetto diverso rispetto al biopic annunciato lo scorso novembre (Middle Earth) diretto da James Strong.
Se non sapete di che sto parlando, andate a leggere il mio articolo: Middle Earth, il biopic su J.R.R. Tolkien

Tolkien_young2

Il film di Karukoski, scritto da David Gleeson e Stephen Beresford , racconterà la giovinezza del giovane Tolkien, eventi antecedenti la Prima Guerra Mondiale. Tolkien avrebbe poi servito nell’esercito britannico tra il 1916 e il 1920.

L’idea è quella di un biopic romantico, che mescola fatti realmente accaduti con una versione romanzata della storia d’amore tra il protagonista e la donna della sua vita, Edith Mary, con cui fu sposato dal 1916 fino alla morte di lei, nel 1971.
Per ora pare che il titolo sia semplicemente Tolkien.

Nicholas_Hoult.jpg


Nicholas Hoult ha già dato prova di essere un attore capace in molte pellicole di successo, tra cui Mad Max: Fury Road, gli ultimi film della saga degli X- Men e, più recentemente, ha interpretato l’autore J.D. Salinger ne Il giovane Holden.

 

Spider-Man: Homecoming di Jon Watts (2017)

53237.jpg

DATA USCITA: 06 luglio 2017
GENERE: Azione, Fantasy
ANNO: 2017
REGIA: Jon Watts
SOGGETTO: Stan Lee, Steve Ditko (fumetto)
Jonathan M. Goldstein, John Francis Daley (storia)
SCENEGGIATURA: Jonathan M. Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna, Erik Sommers
ATTORI: Tom Holland, Marisa Tomei, Robert Downey Jr., Donald Glover, Jon Favreau, Zendaya, Martin Starr, Michael Keaton, Gwyneth Paltrow, Garcelle Beauvais, Logan Marshall-Green, Angourie Rice, Stan Lee, Hannibal Buress, Tony Revolori, Bokeem Woodbine
PAESE: USA
DURATA: 130 Min
FORMATO: 2D e 3D
DISTRIBUZIONE: Warner Bros.

TRAMA:  il giovane Peter Parker (Tom Holland) è stanco dell’eroismo “da quartiere” e sente il bisogno di dimostrare il suo vero potenziale, non soltanto alle persone che seguono le gesta dell’Uomo Ragno su Youtube, ma anche e soprattutto al mentore Tony Stark. Da quando ha acquisito incredibili abilità fisiche e riflessi di ragno, Peter è passato dall’essere un adolescente ordinario, alle prese con i compiti e la scuola, gli amici invadenti, i bulli, le prime cotte, lo sguardo vigile di zia May (Marisa Tomei), a vestire i panni dell’eroe novello, lanciandosi in missioni pericolose contro avversari spietati e pieni di rancore. Fino a quando un nemico sconosciuto di nome Avvoltoio (Michael Keaton) non minaccia la sua famiglia e i suoi affetti. Allora Spider-Man dovrà mettere da parte l’imprudenza e l’entusiasmo del ragazzino e diventare un eroe adulto e capace.


La giusta Timeline 

Il Marvel Cinematic Universe sa essere molto confusionario, per cui facciamo chiarezza: l’inizio è ambientato a New York, dopo la battaglia tra Avengers e Chetauri, in cui la Stark Tower viene distrutta. Successivamente c’è un salto temporale di 8 anni, in cui Spider-Man è reduce dal conflitto di Capitan America: Civil War.
Questo collocherebbe il film nel 2020, invece che nel 2016 (3 mesi dopo lo scontro in Civil War). L’aggiustamento temporale è servito a far incastrare la presenza di un giovane Peter Parker in Iron-Man 2. Il MCU ha infatti dichiarato che il bambino con la maschera di Iron-Man che compare nel film è un giovanissimo Spider-Man di 6 anni.

Spider-Man: Homecoming è la pellicola numero 4 della Fase Tre del MCU, iniziata con Captain America: Civil War e che si concluderà nel 2019 con un film sugli Avengers, ancora senza titolo.


Il Terzo Spiderman

Peter Parker: Spider-Man is not a party trick!

Nuovissima versione, totalmente staccata dalle precedenti, per L’Uomo Ragno. La terza, dopo quelle interpretate da Tobey Maguire e Andrew Garfield.
Tom Holland è uno Spiderman più giovanile, al passo coi tempi e dell’età giusta.
Il problema principale dei suoi precedenti colleghi è che non sembrano liceali (e non si comportano come tali).
Tobey Maguire è stato, senza ombra di dubbio, uno Spiderman eccezionale, complice anche la bravura del regista Sam Raimi, ma forse fin troppo lontano dallo spirito Marvel, colorato, giovane e allegro. Lo Spiderman di Raimi assomiglia più a un film autoriale che a un cinecomic.
Andrew Garfield si è ritrovato in un ruolo che non gli si addice, invischiato in una sceneggiatura debole. Per non parlare poi del sequel.
Il terzo Spiderman sembra quindi essere il più vicino all’idea originale, più fedele ai fumetti, ma con un occhio di riguardo per i nostri tempi, aggiungendo particolari moderni, come i vlog e YouTube.

Mi sono particolarmente piaciuti i riferimenti che il regista Jon Watts fa alle pellicole di Raimi.

Homecoming-trailer-17


L’ombra di Tony Stark

Nel film non assisteremo alla morte di zio Ben, non vedremo gli Osborn e non ci sarà una fragile rossa da salvare in continuazione. Questo è lo Spidey degli inizi: incerto, imbranato e desideroso di diventare qualcuno. Siccome è un ragazzino ha bisogno di un appoggio, di un mentore. Viene in suo aiuto Tony Stark (aka Iron-Man), particolarmente protettivo nei suoi confronti. Robert Downey Junior nel film c’è e si vede. Onnipresente, anche quando non è in scena, perché nominato molto spesso. Sembra quasi che il film si debba intitolare “Iron-Man accompagna Spider-Man”. Ben introdotto nella storia, ma mal gestito a livelli di sceneggiatura.

4.jpg


Michael Keaton: Batman, Birdman e ora Avvoltoio

Il neo più grosso della Marvel è il non aver avuto grandi villain recentemente. In questo Michael Keaton si è rivelato vincente. Un bravissimo attore che ha saputo valorizzare al meglio il personaggio de l’Avvoltoio. C’era il rischio che passasse come l’ennesimo cattivone in costume che le spara grosse, ma che poi basta poco per mandare giù. L’Avvoltoio di Keaton, invece, è un super villain, accattivante e sufficientemente malvagio. Che abbia preso lezioni sul set di Batman? Infatti l’attore ha interpretato lo storico personaggio della DC, diretto da Tim Burton, nel 1989.
Ironia della sorte il suo personaggio in Birdman è un attore fallito, diventato famoso grazie al suo eroe alato, costume che ricorda molto quello de l’Avvoltoio.

3.jpg


Un cast multiculturale e anticonvenzionale 

Molto gradita la scelta di un cast che non si basasse sui film precedenti. Il figo della scuola è Tony Revolori, già visto in Gran Budapest Hotel, qui interpreta il bulletto che fa il DJ alle feste e partecipa al Decathlon scolastico. Non il solito biondino muscoloso di turno. Diciamo che l’antipatia non ha etnie, ecco.
Il simpaticissimo (e nerdissimo) miglior amico di Peter è un cicciottello filippino.
Le ragazze non sono convenzionali e hanno una specifica personalità. Interessante il personaggio di Michelle (Zendaya), chiamata MJ, per cui ci si aspetta qualcosa di più per il sequel.
Zia May, questa volta, è una giovane donna intraprendente, simpatica e alla mano, interpretata dalla brava Marisa Tomei.

theamazingspiderman3_03.jpg


Per concludere

Il miglior cinecomic su Spider-Man mai realizzato, più fedele ai fumetti, senza nulla togliere alla trilogia di Sam Raimi, ma questo genere di pellicola rispecchia molto di più la filosofia Marvel.
Il film risulta fresco, giovane e molto scorrevole. Non ci sono scene in cui la situazione si presenta “bloccata”.
Michael Keaton regala il miglior villain Marvel mai visto sugli schermi.

Voto: 8+

Grazie della lettura, alla prossima!

Martina V.

Cambiamenti e riordino (ed era ora!)

*Questo post si autodistruggerà tra 48 ore*

Ciao a tutti ragazzi/ragazze/uomini/donne/cose, in questi giorni ho messo in atto dei sostanziali cambiamenti. No, non nella mia vita. Nel blog.

D’ora in poi il blog avrà una principale occupazione: Cinema.
Lo so, se mi seguite per le mie deprimenti creazioni, state tranquilli. Ci sono ancora e ci saranno. Le trovate/troverete nella categoria Eternal Sunshine of a Spotless Mind.

Come potete notare alla vostra destra le categorie sono infatti cambiate. Niente più giochi di parole simpatici, ma creano confusione. Cerchi una recensione? Clicca su “Recensioni”. Stop.

Cinema. 

Perché? Perché è di quello che voglio occuparmi, principalmente. Lo studio, lo cerco, lo guardo. Quindi, perché no?
Oltre alle recensioni ci saranno anche articoli sulla teoria. Cos’è una sceneggiatura? Cos’è il MacGuffin? Tutto ciò che vorrete.

Il Nome?

Per ora rimane Il Lato Oscuro delle Parole. Non mi calza più, ma non ho fretta di cambiarlo. Mi piacerebbe mantenere la linea cinematografica, chiamandolo col il nome del film da cui è tratta la mia storicissima immagine dell’header.
Le Voyage Dans la Lune.
Viaggio nella Luna.
Consigli? Pareri? Fatevi sotto!

Le fotografie?

Sparite. Non verranno più pubblicate qui. Stonavano ed erano sacrificate.
Le trovate nel nuovo blog, creato apposta per i miei racconti di viaggio.
(Cliccate sull’immagine e iscrivetevi!)

2

E i Libri?

Continuerò a pubblicare recensioni e articoli inerenti ai libri e al genere fantasy, ma non tutti. Come già sapete, la maggior parte finirà su Quarta di Copertina per cui vi aspetto lì.


Credo di aver detto tutto,
spero mi appoggerete e seguirete anche sugli altri due blog.
So che può scocciare, ma credetemi, è molto meglio così. È più ordinato e più facile anche per voi trovare quello che vi interessa!
Chi mi segue dal lontano 2013 ne ha passati tanti di cambiamenti con me, ma spero che questo sia il più possibile definitivo.

Un abbraccio,

Martina V.

Temporali estivi

Sono stata piuttosto assente, e lo sono stata dopo aver promesso di non esserlo più. Che triste gioco del destino.
Siamo alla fine di giugno.
È estate da soli otto giorni e io non vedo l’ora che finisca.

Sono un po’ presa dal caldo, dallo studio, dagli impegni, dalla ricerca…

Il caldo che ti annebbia il cervello, gli esami universitari, la ricerca di uno spazio.

Sto cercando di tirarmi avanti il più possibile, con la voglia di arrivare a destinazione, ma la paura di vedere cosa c’è dopo.
Colloqui per il servizio civile a settembre.
La ricerca di un nuovo appartamento.
Il timore di come sarà la nuova vita.

I temporali estivi che non ti fanno uscire di casa.

Ma io sono sempre qui, a fare il bis di lasagna e con un sacco di ansia e stress in più che mi consumano piano piano.

Sono qui, ma è come se non ci fossi. Non ho tempo per leggere, per fare foto, per andare al cinema. Sono la Martina di sempre? Forse no. Ma settembre arriverà presto.

E anche i temporali estivi lasceranno il posto alle foglie che cadono.

Grazie della pazienza e alla prossima,
Martina V.

20 anni di Harry Potter

Vent’anni fa il famoso maghetto approdava nelle librerie, rivoluzionando il mondo del fantasy e dell’editoria!

Dal rifiuto al record di vendite.

Era il 1997 quando, in una lavanderia di Edimburgo, la vita a Hogwarts cominciava a prendere vita dalla mano di Joanna Rowling, squattrinata ragazza madre.

Il manoscritto venne respinto in svariate case editrici finché Nigel Newton, presidente di Bloomsbury (una, allora, piccola casa editrice indipendente) decise di pubblicarlo, dopo che il libro era stato divorato dalla figlioletta di 8 anni.

Un successo inaudito: 7 romanzi, 8 film, spettacoli teatrali, videogiochi, un parco a tema, merchandising a non finire…
Pare che ora J.K. Rowling sia più ricca della regina Elisabetta.

L’intera serie, tradotta in 77 lingue, incluso il latino e il greco antico, ha venduto 450 milioni di copie. Solo la Bibbia batte i suoi record.

Nuove edizioni personalizzate!

Per festeggiare i vent’anni dalla prima pubblicazione de La Pietra Filosofale la casa editrice ha deciso di pubblicare una nuovissima edizione con quattro diverse versioni del libro, ognuna dedicata ad una Casa di Hogwarts.
Disponibili da giugno sia in versione rigida che tascabile.


Ancora non sapete quale comprare? Andate su Pottermore per venire smistati nella vostra Casa!


Sapevate che “Harry Potter e la pietra filosofale”, primo dei setti volumi della saga, fu stampato in una tiratura iniziale di soli 500 esemplari? Se siete così fortunati da possederne una copia, sappiate che vale circa 36 mila euro!


Augurando buon compleanno alla saga più magica di sempre,
grazie della lettura!

Martina. 

P.S. Da sempre Corvonero!

 

Consigliato: Il trisavolo di Harry Potter.

*Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti dell’horror

A distanza di mille anni torna la mia rubrica più estiva!
Sia chiaro: rubrica sempre non richiesta, ci mancherebbe!
Potete trovare i primi due capitoli qui: *Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti del fantasy  –  *Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti dell’avventura
Imbarazzanti e acerbi. Spero di essere migliorata col tempo.

Cinque grandi titoli, poche pagine. Tutte da leggere nei tempi morti delle vostre pigre vacanze.


  1. Il Pozzo e il Pendolo di E. A. Poe
    Maestro dei racconti dell’orrore per eccellenza. Questo, a mio parere, è quello che meglio rappresenta la cultura horror. Il raccapricciante ritmo della narrazione vi cullerà meglio del piatto mare dove vi state bagnando le caviglie.
    80 pagine
    Voto: 9
  2. Frankestein di Mary Shelley
    Il romanzo con cui la scrittrice è riuscita a cambiare il genere gotico, collegando l’orrore a basi scientifiche, rendendolo più realistico e creando le basi della letteratura fantascientifica. I personaggi perfettamente descritti e il dramma di una creatura fin troppo umana, vi faranno saltare il richiamo dei bomboloni caldi in spiaggia.
    240 pagine
    Voto: 8
  3. Carrie di Stephen King
    Cosa vi devo dire sul maestro dell’horror? Non il suo miglior romanzo, ma uno dei più brevi. Chiudete bene la porta del vostro bungalow.
    200 pagine
    Voto: 7+

  4. Io sono leggenda di Richard Matheson
    Storia dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra che deve lottare per la sopravvivenza. Consigliato agli amanti delle creature notturne. Forse conoscerete il film con Will Smith. Per chi si sente un vampiro anche sotto la luce del sole.
    180 pagine
    Voto: 7

  5. Psyco di Robert Bloch
    Leggendario scrittore horror, Bloch ci regala questo viaggio nell’oscurità della mente di un uomo. Non adatto se cercate una lettura leggera, perché le trame che si snodano dovete seguirle attentamente. Da questo romanzo Hitchcock ha creato un capolavoro. Per chi non conosce riposo. 
    180 pagine
    Voto: 9

 


Al prossimo mese, con altri cinque titoli!
Buona estate a tutti!
Martina V.

Seguimi su Facebook!
Offrimi un Caffè!

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte due)

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Ragioni per Continuare a Vivere” di Matt Haig.

Quarta di copertina: e così viene fuori che non solo siamo fatti di universo, siamo “materia stellare”, come diceva Carl Sagan, ma siamo anche vasti e complicati come l’universo. La psicologia evoluzionistica potrebbe avere ragione. Noi umani potremmo esserci evoluti troppo. Il prezzo da pagare per essere abbastanza intelligenti da diventare la prima specie con una piena consapevolezza del cosmo potrebbe essere la capacità di percepire tutta l’oscurità che l’universo contiene.

Cosa succede nella mente di una persona che, di colpo, precipita nel baratro della depressione? Quali cortocircuiti scattano a destabilizzarne l’esistenza? Solo coloro che hanno vissuto un’esperienza simile sono in grado di spiegarlo, e Matt Haig è tra questi. Ammalatosi all’età di ventiquattro anni, si è ritrovato ad affrontare giornate infinite, dominate dalla paralisi e da pensieri suicidi, che adesso, a distanza di quattordici anni, rievoca nelle pagine di questo libro. Le sue sono le parole lucide e serene di chi è passato attraverso una grande prova e ha saputo riemergerne, più forte e più attaccato alla vita. Ben oltre il memoir e la cronaca di un viaggio di andata e ritorno nell’abisso, “Ragioni per continuare a vivere” è una testimonianza vibrante di emozione e di ironia, un aiuto per chi è stato colpito dalla malattia, una possibilità di capire per chi vive accanto a una persona depressa. Per tutti, l’invito a una maggiore consapevolezza del nostro tempo su questa Terra e a un ascolto più attento di quello che ci accade, per cogliere ogni giorno in chi amiamo, in ciò che realmente siamo, le ragioni per vivere.


“Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità” di Elizabeth Gilbert.

Quarta di copertina: Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello che ha. Dopo aver portato a compimento il proprio difficoltoso divorzio, la Gilbert trascorre l’anno successivo a viaggiare per il mondo.

Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo. “Mangia prega ama” è la storia di un’anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.


“Una Mente Inquieta” di Kay Redfield Jamison.

Quarta di copertina: “Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge.”
Bambina emotiva, poi adolescente depressa e infine giovane vittima della sindrome maniaco-depressiva, per Kay Redfield Jamison studiare e comprendere la sua malattia era l’unica speranza di salvezza. Il suo libro è il suo coraggioso resoconto di una lotta durata trent’anni, una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi essere depressi e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel del male oscuro.

È stato dopo molti e ragionevoli dubbi che l’autrice di questa coraggiosa autobiografia, una psichiatra considerata fra le massime autorità nel campo delle ricerche sulla malattia maniaco-depressiva, ha trovato il coraggio di raccontare la propria storia. Una lotta, durata oltre trent’anni contro gli stati maniacali, depressivi e psicotici. Una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi “essere depressi” e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel.


“Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. 

Quarta di copertina: chi siamo veramente? E cosa accadrebbe se scoprissimo che gli altri hanno un’immagine di noi completamente diversa da quella che credevamo? E’ ciò che succede al ventottenne Vitangelo Moscarda, ricco erede di un banchiere, quando un commento distratto della moglie gli fa notare per la prima volta un difetto fisico che aveva sempre ignorato: il suo naso pende lievemente verso destra e lui non se ne era mai accorto. Un episodio banale che diventa ben presto un’ossessione, spingendolo a compiere gesti insensati per distruggere l’opinione che la gente si è fatta di lui. Dal rapporto con la moglie agli affari di famiglia, tutto viene travolto in un vortice di follia.

Un capolavoro che dipinge in ogni sua sfaccettatura la crisi di identità dell’uomo novecentesco. Ne ho già parlato in questi vecchissimi articoli: “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello e La follia, quel lato oscuro oltre la ragione.


“Il Libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares” di Fernando Pessoa.

Quarta di copertina: “Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire”.

“Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo”. (Antonio Tabucchi)

 

 


La prima parte potete leggerla qui: *Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Grazie della lettura,
Martina V.

Seguimi su Facebook
Offrimi un Caffè

Il peso delle parole.

Cara Sconosciuta, io non ti conosco, ma sembra tu conosca me.
Non so chi tu sia, eppure hai avuto modo di giudicarmi.
Lo hai fatto nel modo più meschino che io conosca, sussurrando, senza nemmeno tentare di nasconderlo. Senza smettere di guardarmi. Senza nemmeno provare un po’ di vergogna.

Forse hai pensato di potermi giudicare all’apparenza, dall’alto dei tuoi serici capelli biondi e della tua vana sigaretta.
Tu, seduta al tavolino con un’amica. Io, in fila per un gelato. Una settimana fa.
“Ma quella è Martina?”
La tua amica te l’ha confermato.
“Che brutta.”

Non c’è nemmeno stato bisogno di leggere il labiale perché ti ho sentita molto bene.
Non capisco se devo essere bella per te, o cosa.
Ma soprattutto: quel commento ti ha cambiato la giornata?
A me ha cambiato la settimana.

Hai beccato la persona sbagliata per questo genere di commenti superficiali. Non sono in grado di farmeli scivolare addosso. Quel commento mi pesa ancora come un macigno. Come se la mia autostima non fosse già abbastanza bassa…
Fossi stata un po’ più forte sarei venuta lì e ti avrei chiesto “Ci conosciamo?”, invece mi sono curvata, come per nascondermi, e ho cercato di andarmene il più velocemente possibile.
Il senso di inadeguatezza è ancora lì, ma tu probabilmente te ne sarai già dimenticata.

Non so come fai a sapere il mio nome, per me rimani una Sconosciuta e, sinceramente, non ho nessun interesse nello scoprire chi tu sia.
Ti vorrei consigliare, però, ti ponderare le tue parole, di pesarle.

Oppure pensa prima di parlare, che è meglio.
Ci sono persone molto meno forti di me, a cui avresti potuto causare danni molto più seri.
Il peso delle parole per qualcuno è insopportabile.

Vaffanculo,
con affetto,

Martina.

Trainspotting 2 di Danny Boyle (2017)

Dreaming is free.

Torna Danny Boyle con i suoi ragazzacci. Nel primo capitolo era riuscito a rappresentare perfettamente una generazione di ragazzi alle prese con droga, sesso, criminalità e scelte difficili; oltre a fornire un quadro piuttosto veritiero della scena sociale dei primi anni ’90. Scelte visive azzardate e una colonna sonora da far invidia: ecco come il primo Trainspotting si era guadagnato un posto di tutto rispetto nel mondo del cinema.
Il seguito ha saputo mantenere alto l’onore?


Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 2017
Durata: 117 min
Genere: drammatico
Regia: Danny Boyle
Soggetto: Irvine Welsh (romanzi)
Sceneggiatura: John Hodge

Interpreti principali:
Ewan McGregor
Jonny Lee Miller
Ewen Bremner
Robert Carlyle
Kelly Macdonald

Trama: 20 anni dopo Trainspotting, molte cose sono cambiate, ma altrettante sono rimaste le stesse. Mark Renton (Ewan McGregor) torna all’unico posto che da sempre chiama casa. Lì ad attenderlo ci sono Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller), e Begbie (Robert Carlyle), insieme ad altre vecchie conoscenze: il dolore, la perdita, la gioia, la vendetta, l’odio, l’amicizia, l’amore, il desiderio, la paura, il rimpianto, l’eroina, l’autodistruzione e la minaccia di morte. Sono tutti in fila per dargli il benvenuto, pronti ad unirsi ai giochi. (comingsoon.it)

Come il primo film, il soggetto è dell’autore Irvine Welsh.


Vent’anni non bastano a dimenticare un tradimento, non a questi uomini scozzesi. Trainspotting terminava con Renton che scappava dai suoi amici, e dalla sua vita, con 16 mila sterline. Il nuovo capitolo ci riporta direttamente ai vecchi tempi, alla resa dei conti, ma senza risultare una banale copia dell’antecedente. Il surreale mondo dell’eroina viene rimpiazzato dalla brutalità della vita di quarantenni falliti, ancora troppo malmessi per sperare in una rapida ripresa dalla gioventù. Anche il famoso e mirabolante slogan di Renton suona più come un lamento ora.

Danny Boyle arricchisce la storia con dei flashback celebrativi, puntando direttamente al cuore degli spettatori: E dove non c’è una voce, c’è la musica a proseguire la narrazione.

Il tocco d’autore è ben percepibile in ogni minimo dettaglio; Boyle trasforma un film per le masse in un lungometraggio autoriale, con particolare attenzione alle cose che non si dicono, ma che si vedono.
Come l’ombra di Renton che va a sostituire la figura della deceduta madre al tavolo di famiglia.

John Hodge non abbandona gli elementi vincenti della prima sceneggiatura: sarcasmo tagliente e un approccio crudo alla visione dei protagonisti.

Nonostante i passati diverbi tra regista e attori (specialmente tra Boyle e McGregor) il quadro d’insieme risulta piuttosto affiatato. Jonny Lee Miller (Sick Boy) piatto all’inizio, sembra risvegliarsi un po’ verso la metà del film.
Un film maschile? Le figure femminili non emergono e restano bloccate a meri stereotipi, diventando occasioni sprecate per una narrazione più profonda. Forse una scelta del regista di incentrare il film sulla resa dei conti dei protagonisti?


T2 (o meglio: Trainspotting 2.0) è, in conclusione, un seguito non obbligatorio, ma risolutivo. La chiusura di un cerchio, perché di questo si tratta: della storia che si ripete. Di uomini che vogliono tornare a fare i ragazzi.
Bellissima la scena finale, con la stanza di Renton che si trasforma in un treno in corsa.

Voto: 7+

Grazie della lettura,

Martina V.

Offrimi un caffè
Seguimi su Facebook

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Molto Forte, Incredibilmente Vicino” di Jonathan Safran Foer.

Quarta di copertina: A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Il protagonista è Oskar, un bambino di nove anni auto proclamatosi inventore, appassionato di collezioni e scienza. Ha un carattere particolare, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, ha pochi amici e si rifugia nel suo mondo di invenzioni. Dopo la tragica morte del padre, Thomas Schell, sviluppa autolesionismo e varie fobie per il mondo esterno. Quando Oskar si avventurerà nel mondo esterno dovrà infatti fare i conti con la paura per i ponti, per i grattacieli, gli aerei, le malattie e le altre persone.


“L’Orlo Argenteo delle Nuvole” di Matthew Quick.

In seguito all’adattamento cinematografico è stato ristampato con il titolo Il Lato Positivo.

Quarta di copertina: Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L’inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel ‘postaccio’, la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo… Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov’è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l’ultima volta che l’ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all’imprevedibile finale.

Il protagonista, Pat Solitano, ha perso tutto: la moglie, la casa e il lavoro. Torna così a vivere con i genitori, dopo aver passato otto mesi in un istituto psichiatrico poiché affetto da disturbo bipolare, emerso dopo aver sorpreso la moglie fedifraga. Nonostante le difficoltà, è determinato a ricostruire la propria vita e a riconquistare la moglie. Pat incontra Tiffany, una misteriosa e problematica giovane donna, che in seguito alla morte del marito si è data alla promiscuità. Tiffany si offre di aiutare Pat, l’unica persona che ha rifiutato di fare sesso con lei e le ha dimostrato amicizia, a riconquistare la moglie consegnandole una lettera, ma solo se lui in cambio farà qualcosa di veramente importante per lei: partecipare con lei a una gara di ballo.


“Veronika decide di morire” di Paulo Coelho.

Quarta di copertina: Il giorno 11 novembre del 1997 Veronika, ventiquattro anni, slovena, capisce di non voler più vivere e assume una forte dose di sonniferi. Salvata per caso, si risveglia tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Villete, con il cuore stanco e sofferente per il veleno che lei gli ha somministrato. In pochi oiorni a Villete Veronika scopre un universo di cui non sospettava l’esistenza. Conosce Mari, Zedka, Eduard, persone che la gente “normale” considera folli, e soprattutto incontra il dottor Igor, che attraverso una serie di colloqui cerca di eliminare dall’organismo di Veronika l’Amargura, l’Amarezza che la intossica privandola del desiderio di vivere. Veronika spalanca così le porte di un nuovo mondo, un mondo che, attraversato con la consapevolezza della morte, la spinge, sorprendentemente, alla consapevolezza della vita. Fino alla conquista del dono più prezioso: sapere vivere ogni giorno come un miracolo.

In questo romanzo, nella storia della giovane Veronika, Paulo Coelho riversa la sua personale esperienza, i ricordi di tre anni consecutivi di ricovero in un ospedale psichiatrico, dove lo scrittore venne rinchiuso solo perché considerato “diverso”. Prima di acquisire una notorietà internazionale e divenire un autore di best-seller mondiali, ha dovuto superare molti ostacoli. Durante l’adolescenza, ha subito la terapia degli elettroshock: accadde quando, tra il 1966 e il 1968, i genitori lo fecero ricoverare per tre volte in un ospedale psichiatrico, reputando un segno di pazzia il suo atteggiamento ribelle.


“Panico” di Lydia Flem.

Quarta di copertina: Esistono istanti in cui scompare la percezione di esistere, in cui tutto esplode, in cui niente ci permette di rimanere in piedi. È la crisi di panico, il momento buio di ogni esistenza, un’esperienza terrificante che molti essere umani conoscono ma che sembra quasi impossibile da raccontare.

In questo breve, violento, lucido, spietato scritto, la psicologa, e nota scrittrice, belga ci narra minuto per minuto, nei minimi e drammatici particolari, cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in preda a una di queste terribili crisi di panico. Sono istanti in cui non esistono più sentimenti, perché il panico riempie tutto. E non è soltanto la gola che si stringe, il respiro che si ferma, l’asfissia che arriva, è un inabissarsi di tutto il proprio essere, la sensazione di una morte imminente.

Potete trovare un mio scritto a riguardo qui.


“La Casa dei Naufraghi” di Guillermo Rosales.

Quarta di copertina: “Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale.” William Figueras è un uomo in fuga. Dalla cultura, dalla musica, dalla letteratura, dalla televisione, dalla storia e dalla filosofia di Cuba. È arrivato a Miami con in tasca nient’altro che le edizioni rilegate dei Romantici inglesi e l’illusione, coltivata al buio della sua mente, che nella Grande America riuscirà a scrivere senza paura delle persecuzioni. Ma William è malato di nervi e dopo il confino le voci che sente rimbombano forte nella testa. Talmente tanto che la zia che lo ospita deve arrendersi: “Non si poteva fare di più, lui avrebbe capito”. La casa in cui viene deportato è una clinica ai limiti della realtà, un rifugio disumano dalle atmosfere asfissianti in cui i matti sono vittime condannate a una quotidianità primitiva. Non c’è salvezza, via di scampo, anche se la libertà urla al di là di quelle porte. Un giorno la pallida Francis arriva tra gli Idioti e con lei il ricordo in carne e ossa dell’amore. La speranza scioglierà per poco il gelo di quell’ultimo passaggio nella casa, e la vita riprenderà a scorrere come non aveva mai fatto prima.

Scrittore e giornalista bandito dal governo per la sua dura opposizione al totalitarismo cubano, fugge dal carcere negli anni Ottanta per trasferirsi a Miami, dove si toglierà la vita nel 1993. Malato di schizofrenia, al confino politico, in esilio dagli affetti, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica dalla quale non farà mai ritorno. Muore all’età di 47 anni. Prima di uccidersi, distrugge la maggior parte dei suoi scritti. Il romanzo autobiografico “La casa dei naufraghi”, un testo segreto durante tutta la sua vita, sovversivo dopo il suicidio, è considerato il suo capolavoro.
Estremo e commovente, “La casa dei naufraghi” è considerato oggi un classico della letteratura cubana.


Alla seconda parte, coi prossimi 5 titoli.
Grazie della lettura,

-Martina V.