Girls just want to have fun!

“Penso di poter essere la voce della mia generazione. O almeno, una qualsiasi voce. Di una qualsiasi generazione.” 

-Hannah

Girls, la serie tv creata da Lena Dunham e andata in onda per HBO, è terminata il 16 aprile con l’episodio 10 della sesta stagione. Ed è una cosa con cui bisogna fare i conti.

 

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Cos’è Girls

Hannah, Marnie, Jessa e Shoshanna sono quattro ventenni in cerca del loro posto nel mondo (più precisamente: New York). Questo improbabile quartetto di giovani donne scoprirà quanti sbagli si devono commettere, e quante umiliazioni si è disposti a sopportare, in nome dell’amore e delle proprie ambizioni, senza dimenticare i profondi legami d’amicizia.

“Sometimes being inside my own head is so exhausting that it makes me want to cry.”

-Marnie

La serie è stata creata, scritta, diretta da Lena Dunham, la quale ha vinto due Golden Globe (uno come migliore attrice in una serie commedia o musical e uno per la sceneggiatura e la regia); ha avuto 4 nomination agli Emmy ed è stata la prima donna a vincere il Directors Guild Award for Outstanding Director in a Comedy Series.

In Italia le puntate sono orribilmente inedite dalla terza stagione (italiani sempre sul pezzo).


La serie televisiva che ha accompagnato la mia adolescenza dal 2012 ad oggi, è giunta al termine. Per sempre. E la cosa mi rattrista molto. Non perché sono una drammatica ragazzina divoratrice di prodotti televisivi, ma perché mi ha dato tanto. Girls ha fatto parte della mia vita, mi è entrata nel cuore (e nella top 5 delle serie di sempre). E ora che sto vivendo i drammi che racconta, la sento più mia.

L’ho rivista, più volte. L’ho riguardata ora che ho la stessa età delle protagoniste, e le ho capite di più.
Ho capito che Hannah Horvath sono io. Ma che assomiglio anche a Marnie, certe volte. Che avrei voluto essere come Jessa. E che desidero avere un’amica come Shoshanna.

Grandi ambizioni, poca autostima, ma tanta voglia di mettersi in gioco. Hannah mi ha fatto capire che non possiamo aspettarci nulla di nuovo, se non andiamo a prendercelo; che la grande svolta non può arrivare, se non siamo abbastanza coraggiosi da rincorrerla, e che il lavoro dei sogni non arriva al primo colloquio.

Non abbiate paura di fallire perché, se credete davvero in qualcosa, avrete successo.

C’è un particolare episodio dedicato a lei che ho amato: “Voglio essere felice”, il quinto della seconda stagione.

“Mi rendo conto di non essere diversa. Voglio quello che vogliono tutti. Voglio quello che tutti vogliono. Tutte quelle cose. Voglio soltanto essere felice.”

-Hannah

Ho anche realizzato che Lena Dunham ci sa davvero fare.

Lena, come Hannah, ha saputo dipingere una generazione con realismo e veridicità; ha usato la parola femminismo quando ancora era una parolaccia, l’ha portata su un altro livello, regalandoci un moderno ritratto femminile.

È diventata un’icona femminista, facendosi valere e innalzando a stendardo un corpo ritenuto poco hollywoodiano, aprendosi al mondo in modo schietto e in prima linea per appoggiare le cause in cui crede.

Sono orgogliosa del suo lavoro e del modo in cui difende i diritti delle ventenni illuse.

Illuse non in senso negativo, ma perché ci credono. Credono saldamente in quel sogno.

Consiglio la lettura del suo romanzo: “Non sono quel tipo di ragazza”, edito da Sperling & Kupfer, una divertente raccolta di aneddoti sulle giovani donne moderne.

 


Difficile non rispecchiarsi in quei personaggi che vivono sullo schermo i nostri, banalissimi, drammi quotidiani, facendoli diventare quasi comici. Il dopo università, i colloqui di lavoro, il sesso, il matrimonio, le malattie mentali, le gravidanze… Il tutto senza apparire eccessivo, finto, patinato.

“Non mi piacciono le donne che dicono alle altre donne cosa fare, come farlo o quando farlo.”

-Jessa


Altra nota di merito va alla presenza di Adam Driver, l’attore antidivo, famoso principalmente per essere Kylo Ren nei più recenti episodi di Star Wars, ma che ha dimostrato la sua bravura in film impegnati come Hungry Hearts e Paterson.

La sua impeccabile recitazione ci ha donato uno splendido personaggio: Adam (si, si chiama così pure lui). Così completo, profondo, intenso. Un introverso dal cuore puro, capace di gesti e prove di totale bellezza. E alla fine si rivela sempre il migliore nel dare consigli.


Sul finale non ho molto da dire. C’era da aspettarselo. Non farò spoiler.

Tutto si è sistemato (più o meno) e quasi ogni cosa era stata prevista nelle precedenti stagioni. Mi ha amareggiata, intristita e probabilmente ricorderò questa serie per ben altri episodi, ma è finita nell’unico modo in cui poteva finire.

Quelle quattro giovani ragazze sono diventate donne.

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Grazie della lettura,

Martina V.

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