Il Signore degli Anelli: Tolkien e il tema del viaggio.

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Oggi, 18 Gennaio 2017, ricorre il 15esimo anniversario dell’uscita nelle sale de La Compagnia dell’Anello di Peter Jackson. A molti lettori con la puzza sotto al naso non piace, ma non si può negare sia una trilogia cinematografica di tutto rispetto.

Nessuno si era spinto così oltre, ci hanno pensato (c’è quella curiosa storia sui Beatles…), ma trasformare un fantasy così complesso, in un film, era troppo azzardato.

Peter Jackson, un semplice fan pacioccone, con alle spalle esperienze di regia di soli film splatter semiseri, si prende la responsabilità di portare al grande pubblico Tolkien.

(Ci avevano già provato, con il film d’animazione del 1978, ma non era abbastanza. Lo stesso Jackson ammirava il lavoro svolto dai creatori, definendolo un progetto coraggioso e ambizioso).


Nel 2002 (anno di uscita nelle sale italiane) io avevo solamente 8 anni, non ricordo cosa fu per le persone approcciarsi alle storie di Tolkien. Ricordo che i miei genitori andarono al cinema a vederlo e ne furono contenti; prima dell’uscita del secondo film andai in libreria a comprare il libro, spinta dalla curiosità (e dalle numerose ristampe che giravano, ovviamente, in quel periodo).

Questo è stato il mio approccio a Tolkien.

E oggi ho voluto omaggiare quest’opera con un tema a me molto caro: il viaggio.


Il tema del viaggio

Il fantasy di Tolkien è un fantasy epico, che attinge molto dal mondo medievale. L’uomo era visto come un Viaggiatore, un Errante. L’uomo che affronta un lungo viaggio, irto di pericoli, per uno scopo, una missione. Prendete come esempio gli Eroi della mitologia o, più recentemente, i videogiochi di ruolo.
Durante il viaggio non solo dovrà far fronte a varie difficoltà, ma anche alla solitudine interiore. Non è quindi un semplice viaggio su due gambe. Si conosce se stessi, si compiono scelte e sacrifici. Al suo fianco, oltre agli amici fidati, dei combattenti, dei cavalieri; altro punto di connessione con la letteratura medievale.

Il viaggio a Mordor è una lunga discesa verso la parte più buia dell’anima.

Frodo (e Bilbo, prima di lui) non era obbligato a gettare l’Anello. Quell’oggetto gli aveva talmente corroso l’animo da renderlo irriconoscibile. La vera impresa di Frodo è stata quella di saper risalire, riaffiorare in superficie, scalare le pareti della sua essenza, per trovare la forza per sbarazzarsene, a liberarsi dell’oppressione del suddetto.

Sei il portatore dell’Anello, Frodo. Portare l’Anello del potere vuol dire essere soli. Questo è Nenya, l’anello di diamante, e io sono la sua custode. Questo incarico è stato affidato a te e se tu non troverai il modo, nessuno potrà.

(Galadriel)

La ricompensa? Un piccolo uomo che salva l’umanità e che ritorna a casa, più saggio, ma anche più stanco, con una strana pesantezza nel cuore. Consapevole che quel mondo non è affatto un paradiso come se lo immaginava.

Ed ecco che è pronto per un altro viaggio, forse l’ultimo. Il Viaggio verso Ovest.

Il vero messaggio dell’impresa è: “Quanto sei disposto a sacrificare, per il bene altrui?”


L’impresa di Peter Jackson

Ecco che compare un Sommo, uno Stregone con un’oscura verità, che indirizza l’Eroe verso la sua missione. il-signore-degli-anelli-la-compagnia-dellanello-frodo-gandalf.jpg

All’inizio, il nostro uomo, non è certo dei suoi sentimenti; i suoi passi sono timidi e appena abbozzati; ma sono proprio quei suoi piccoli passi, l’inizio della sua grande avventura. Lui non è un coraggioso cavaliere, ma un comune ragazzo dalle umili aspirazioni.

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In quanto essere debole e insicuro necessita di compagni forti, abili combattenti dalle tante peculiarità. Dei fratelli pronti a morire per la causa, a sacrificarsi per il bene dell’umanità.

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I pericoli saranno molti, le battaglie cruente, le perdite ingenti, ma il nostro uomo non potrà perdersi d’animo, altrimenti sarà la fine. Dovrà trovare dentro di se il coraggio per continuare, di accettare il fatto che quell’ultimo atto finale, l’estremo sforzo, spetta a lui soltanto.

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Il suo Viaggio è appena iniziato, non sappiamo quale sarà il suo destino. Speriamo solo rimanga nella memoria di molti.

 

La via prosegue, non ha porte

Lungi dall’uscio dal quale parte

Ora la via si estende ancor oltre

Devo seguirla contro ogni sorte.

Al prossimo incontro.

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Grazie per la lettura,

Martina.

 

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4 pensieri su “Il Signore degli Anelli: Tolkien e il tema del viaggio.

  1. ono arrivato su questo blog leggendo un post su Facebook.
    Probabilmente sono anch’io un “critico da manicomio”, perché nonostante la bellezza fotografica dei film di Peter Jackson (sarebbe da sciocchi negare tale evidenza), trovo che abbia fatto molti “disastri” con i suoi film: tanti ne “Il signore degli anelli”, molti di più ne “Lo Hobbit”.
    Porto solo due esempi (se ne potrebbero fare centinaia), uno tratto dal tema da te scritto, un altro dal film.
    1. Tu dici: “Lui non è un coraggioso cavaliere, ma un comune ragazzo dalle umili aspirazioni.” Da cosa deduci che Frodo è un ragazzo? Dalla visione del film? Dall’attore usato nel film? Affermi di aver acquistato il libro, ma forse lo hai letto superficialmente: ricordi quanti anni aveva Frodo durante la festa di compleanno di Bilbo e dopo quanti anni da questa festa, Frodo è partito per portare l’anello a Rivendell? Frodo aveva 33 anni e sarebbe partito 17 anni dopo: quindi non era proprio un ragazzino. Ma nel film sembra che parta dopo qualche giorno: semplicemente assurdo!
    2. Nella versione estesa del terzo film sul SDA, si vede la scena dell’arrivo di Aragorn e re Théoden davanti le rovine della torre di Orthanc, sul cui pinnacolo ci sono Saruman e Grima Vermilinguo. Se avete visto la scena e avete letto il libro, vi sarete accorti dell’assurda scelta di Jackson di far morire Saruman, lanciandosi dalla torre. Tale scena è in aperta contraddizione con le stesse parole di Tolkien espresse in una lettera ad un suo fan, pubblicata nel libro “La realtà in trasparenza” (contiene tantissime lettere di Tolkien al figlio e ai suoi fans). In quella lettera Tolkien parla proprio della scena che Jackson decide di inserire nel film, affermando come fosse impossibile che Saruman si togliesse la vita buttandosi dalla torre, portando una serie di ragioni che sarebbe molto lungo spiegare in questo contesto.
    Sono solo due esempi, che dimostrano come Jackson si sia fermato solo alla “superficie” del racconto e che abbia letto ben poco di Tolkien. Per poter capire un autore (e vale per tutti, non solo per Tolkien) bisogna conoscere il suo pensiero, la sua vita, le sue passioni, cose che poi vengono inserite nelle opere che vengono scritte dagli stessi.
    In tutta onestà, io riconosco un solo merito a Jackson: aver fatto uscire Tolkien da una nicchia di “addetti ai lavori” ed averlo portato al grande pubblico. Per il resto, però, ha fatto solo danni, almeno secondo il mio parere.

    P.S.: ultima cosa. Tolkien indica come data della distruzione dell’anello il 25 marzo. Sapete a cosa corrisponde? Sapete di quale religione fosse Tolkien e quanto fosse religioso? Questa è un’altra evidente e pesante lacuna di Jackson…

    1. Grazie della lettura (e del commento) 🙂

      Questa cosa del “ragazzo” ha fatto arricciare il naso a molti vedo.
      Nella parte a cui ti riferisci ho preso in analisi il film, dato che l’articolo è per festeggiare l’anniversario dell’uscita nelle sale dello stesso.
      So bene che nel libro non è un ragazzino quando parte.
      Penso sia stata una scelta azzeccata dal punto di vista della sceneggiatura, si capisce che Gandalf viaggia molto prima di tornare alla Contea e che, quindi, non possono essere passati pochi giorni.

      Per il resto… forse è vero che si è fermato alla superficie (come ha mostrato ne Lo Hobbit), ma resta un’ottima trasposizione cinematografica.

  2. Conobbi LotR (film) a dodici anni. Un pochino vecchiotto come bambino, lo so.
    All’inizio non mi stava simpaticissimo, ma crescendo un altro poco per me è diventato…tutto.
    Ero pure messo male, il mio personaggio preferito era Legolas.
    Ed è una trilogia superba, non c’è bisogno di dirlo, basta guardare i premi vinti. Pensa che conosco gente che ama il fantasy e che disdegna allo stesso tempo la trilogia.

    Per quanto riguarda il tema del viaggio, sì, hai scelto solo quello come tema, altrimenti per spiegare ogni tematica allegorizzata da Tolkien ci volevano due secolo.
    Sul tema del viaggio sei stata bravissima: non si riflette soltanto nel moto fisico (cammino verso Mordor con un giardiniere e uno sgorbio come cane da riporto), ma anche nell’interiore. Il personaggio, anzi, i personaggi maturano, passo dopo passo, in modo proporzionalmente parallelo, possiamo dire, al percorso che fanno.
    Ma qui, oltre alla domanda base “Quanto sei disposto a sacrificare, per il bene altrui?”, permettimi di aggiungerne un’altra: “quanto sei disposto a cambiare te stesso?”.
    Perché alla fine il punto è quello: il personaggio subisce un cambiamento, per alcune cose in meglio (Frodo, ad esempio, torna più saggio, con più esperienza e senza quel grave peso sulle spalle), per altre in peggio (ma è anche stanco, provato, le cicatrici del dolore passato che non svaniranno).
    Ecco, al di là delle lamentele dei critici da manicomio (“non è fedele al libro”, all’epoca esistevano anche, fidati), Jackson è stato bravo a inserire proprio questa tematica. Insieme a tante altre.

    Bell’articolo! 🙂 😉

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