Questione di tempo (About Time), di Richard Curtis

Dopo aver diretto Love Actually (2003) e I Love Radio Rock (2009), Richard Curtis (nel 2013) torna al cinema con una commedia romantica, i cui protagonisti sono Rachel McAdams e Domhnall Gleeson.

Trama: la notte seguente al solito capodanno insoddisfacente, il padre di Tim confida al figlio un segreto di famiglia: tutti gli individui di sesso maschile, di stirpe paterna, nella sua famiglia hanno sempre avuto la capacità di viaggiare nel tempo. Se si chiudono in un luogo buio, e stringono con forza i pugni, possono fare dei balzi indietro nel loro passato, potendolo così modificare per poi tornare al presente. Tim decide di utilizzare subito questo potere per cercare di trovare una compagna. A un certo punto l’obiettivo diventa Mary, conosciuta in un ristorante al buio, ma quando i giochi sembrano fatti, Tim dovrà compiere importanti, e dolorose, decisioni.


 

È una commedia sentimentale che sfocia nel fantastico, dato che il fulcro della storia sono i viaggi nel tempo. Non c’entrano macchine futuristiche, o varchi spazio-temporali, bensì la capacità di modificare singoli avvenimenti del proprio passato. Citando il film: “Non in senso assoluto, vale solo per la mia vita. Posso andare solo in posti in cui sono stato o che ricordo. Non posso uccidere Hitler, o farmi Elena di Troia, sfortunatamente.”  

L’aspetto romantico della storia è carino, tenero, ma nulla di rilevante. Come gli altri due film del regista è una cosa che accade molto in fretta, non occupa interamente la pellicola. La cosa interessante è come viene sviluppata la dinamica dei viaggi temporali: non è sempre facile prendere decisioni, specialmente se riguardano altre persone. Poter cambiare il proprio passato sembra un potere utilissimo, ma come fai a goderti il presente, ogni minimo aspetto della tua unica vita, sapendo che puoi rimediare?

È facile tornare indietro, sistemare le cose e ritornare al presente; il difficile sta nell’essere normali, nel condurre la vita che ci siamo costruiti, con qualunque imprevisto o sventura. E, alla fine, lo intuisce anche Tim.


 

La trama è decisamente brillante, con risvolti molto intelligenti e ben orchestrati tra loro. Stupisce il finale (e commuove, in un certo senso).

Una fiaba che nasconde un bellissimo messaggio: non farsi scivolare via il tempo che abbiamo a disposizione, poiché è la cosa più preziosa.


Punti a favore sono: la bravura attoriale della bellissima McAdams e di Bill Nighy (il padre); la sceneggiatura intelligente; le riprese.

Consiglio ai romanticoni, a chi è in cerca di una buona commedia e a chi ha bisogno di più leggerezza nella vita.

 

Buona visione,

Martina.

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