Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

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Se dovessi parlare di questa manciata di pagine, con fare altezzoso direi che rientra a pieno titolo nelle letture obbligatorie, di chiunque. Poi mi tornerebbe in mente che mi è sempre stato consigliato, ma che io, con il mio solito e cocciuto fare ribelle, ho sempre rifiutato di leggerlo.

Ma è stato un bene. Sono sicura che non l’avrei apprezzato nel giusto modo.
Era questo il suo momento.

Fahrenheit 451 è uno di quei libri che ti aprono l’anima, ci guardano dentro e poi la richiudono, lasciando un baratro di perplessità e insicurezza.

Montag è un pompiere, ma non spegne gli incendi, li appicca. Più precisamente, brucia libri. Un giorno in lui si sveglia qualcosa, qualcosa che credeva assopito e inizia così la sua scoperta di un mondo nuovo, ormai dimenticato da (quasi) tutti, quello della letteratura.
In una società dominata dalla tecnologia, dove gli uomini sembrano semplici ospiti di passaggio, la sua infelicità si farà portavoce di un movimento molto più grande di lui.

La consapevolezza che questo tipo di fantascienza non è poi così impossibile, ti attorciglia le budella e ti fa pregare affinché l’umanità torni sulla retta via.
Chi mai vorrebbe vivere in un mondo dove le persone sembrano degli zombie dalle menti soggiogate e schiave della tecnologia, cieche e sorde nei confronti degli altri esseri umani; un mondo dove sono le pagine scritte ad avere un’anima e una storia, mentre le persone sono patetici burattini da sfoggiare su polverosi scaffali.

“Ci si domanda il perché di tante cose, ma guai a continuare: si rischia di condannarsi all’infelicità permanente.”

Viene bandita la curiosità, il diritto di scoprire per conto proprio cosa sia vero e cosa sia sbagliato, di avere una propria opinione, di pensare con la propria testa.
Prendere in mano una penna è impensabile, ancora più di leggere tre righe.
Altri dicono e scelgono cosa sia meglio per te, o di cosa tu abbia realmente bisogno.
I libri sono un ricettacolo di germi, capaci di influenzare chiunque abbia voglia di farsi una cultura, sono il nemico da debellare.

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Non solo la milizia, ma anche la gente non è più interessata alla cultura. Si diverte, si è adagiata in un salotto troppo comodo, su una poltrona troppo convenzionale, risparmiando le batterie del cervello.
I personaggi in televisione sono parte della “famiglia” in costante “rapporto” con loro, impegnati in uno scambio unilaterale di emozioni e stati d’animo.

La scrittura di Bradbury è precisa, pulita e diretta; non si perde in mille vaneggiamenti, ma va subito al cuore del problema. Dice esattamente quello che vorresti sentirti dire, con un tocco di amara sorpresa.
La sua opera è una silenziosa protesta alla stupidità umana che urla e riecheggia nel profondo del petto, esplodendo in mille coriandoli di agonia.

“Mia moglie dice che i libri non sono reali.”
“E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire: “Aspetta un momento”. Potete farne ciò che volete. Ma chi mai è riuscito a strapparsi dall’artiglio che v’imprigiona quando mettete piede nel salotto TV? … I libri possono esseri battuti con la ragione. Ma nonostante tutto quello che so e tutto il mio scetticismo, non sono mai stato capace di discutere con un’orchestra sinfonica di cento elementi, a tutto colore, tre dimensioni, parte integrale, costitutiva di questi incredibili salotti.”

Martina.

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