“Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello

Ero pazzo perché avevo voluto dimostrare che potevo, anche per gli altri, non essere quello che mi si credeva.

Punto di partenza del romanzo è il dramma del pensiero che colpisce il protagonista, Vitangelo Moscarda, quando scopre di possedere centomila io differenti e che quindi, in sostanza, non è nessuno.
Il protagonista racconta la frantumazione della propria identità a partire da una banale osservazione, fatta dalla moglie, sul suo naso.

Vitangelo matura la convinzione che al mondo esistono tanti Moscarda quanti sono quelli che lo vedono, e che lui offre un’immagine di sé ogni volta diversa e nuova.
Tale scoperta è “un irreparabile guasto sopravvenuto al congegno dell’universo”.
Decide così di distruggere l’immagine che di lui hanno gli altri, compiendo dei gesti inusuali alle sue abitudini, che lo faranno giudicare pazzo dagli altri.

L’idea che gli altri vedevano in me uno che non ero io, uno che soltanto essi potevano conoscere e che, nonostante fosse me, sarebbe rimasto un estraneo ai miei occhi.

“Uno, nessuno e centomila” è il romanzo sulla disgregazione della personalità e sul relativismo che Pirandello elaborò per circa 15 anni, per poi venire pubblicato nel 1926.

Nel romanzo è presente un altro tema relativistico, quello “dell’inconclusione” della vita; la vita per Pirandello non conclude perché è un flusso continuo, non può fissarsi in una forma. Soltanto la forma può concludere, nel senso che si fissa in modo stabile, perciò una forma equivale alla morte o all’indossare una maschera.

Pirandello è, per antonomasia, lo scrittore dell’alienazione dell’individuo di fronte a una realtà contraddittoria e inafferrabile, e ha saputo indagare la profonda inquietudine che nasce dall’impossibilità di conoscere la realtà.
Le sue opere sono ricche di richiami al mondo dell’inconscio, al sogno e alla follia.
Da “Le alterazioni della personalità” dello psicologo A. Binet apprese l’idea che la personalità degli individui non è una, ma molteplice e che cambia a seconda delle situazioni e delle convenienze.
Da qui nasce il tema della follia, che si manifesta nel momento in cui una persona si scopre “uno, nessuno e centomila”.
Uno perché tutti abbiamo la convinzione di essere unici.
Centomila perché la nostra personalità è molteplice.
Nessuno perché non è possibile essere semplicemente qualcuno, se si hanno centomila personalità.

Ma chi è dunque il pazzo? Forse è davvero colui che decide di strapparsi le maschere che la società impone. Ma chi stabilisce chi lo è?
La pazzia è relativa ed è separata dalla normalità da un sottile velo oscuro.

Leggendo l’opera di Pirandello ho trovato un filo conduttore tra quello che testimonia Vitangelo e quello che ho sempre ritenuto fosse logico, ovvero che nessuno mi può veramente conoscere e che è impossibile conoscersi profondamente dato che non possiamo “vederci vivere”.

La follia di Pirandello non solo si manifesta nell’alienazione dalla società, ma anche nella scrittura.
Folle, geniale, claustrofobico: questo è Pirandello.

Martina.

Annunci

3 pensieri su ““Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello

  1. “La pazzia è relativa”

    Non so, non mi convince più di tanto. Il pazzo è pazzo per tutti, se stesso compreso, anche Moscarda definisce le sue azioni come pazzie. Sa di attuare un comportamento completamente differente dagli “uno” attribuitagli dagli altri, e per questo di mostrarsi differente dalla normalità degli altri.
    Poi se la pazzia per come la intende pirandello sia un comportamento giusto/sbagliato, insensato/razionale è tutta questione della morale e dell’esperienza del lettore, che potrebbe attribuire alla pazzia un significato personale. E qui forse si arriva alla tua frase sulla relatività, ma ogni comportamento, ogni azione, ogni pensiero dipende dalla morale e dalle esperienze che ognuno ha vissuto quindi la vedo un po’ troppo generale come constatazione, no?

    Scusami il romanzetto, in realtà non capivo la frase, poi iniziando a scrivere qualcosa per domandare cosa passasse per la mente a chi l’aveva scritto ho compreso (o almeno credo). 2 anni in ritardo ma tanto Pirandello è sempre attuale quindi va anche bene.
    Saluti 🙂

    1. Come hai detto tu: si basa tutto sull’interpretazione del lettore. Vorrei comunque far presente che questo articolo è tratto dalla mia tesina per la maturità, quindi il gioco di parole pazzia/relativismo è un richiamo al relativismo pirandelliano, portato da me all’esame. 😊 grazie della lettura!

  2. Pingback: *Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte due) – Il lato oscuro delle parole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...