#NONSIAMOSOLI

Le mani tremano, prudono.
Vorrei amputarle.
No, ma che dico? Mi servono, devo finire questa storia.
Digito freneticamente sulla tastiera, ignorando lo stato pietoso della mia persona e della mia stanza.
I capelli sporchi sono raccolti disordinatamente sulla nuca, la tuta di una settimana fa mi pende addosso come fossero vecchi stracci consunti.
Sul comodino pile di libri iniziati, fogli scarabocchiati e appallottolati, involucri di merendine e penne a sfera consumate.
Ebbene sì, mi trovo in quel preciso periodo di totale euforia, di smania del fare, di coinvolgimento totale; provo un impellente bisogno di tenere occupata la mente, di finire questo libro.
Era uno di quei giorni.
E con questo non voglio dire che era uno di quei giorni in cui hai le mestruazioni.
Era uno di quei giorni in cui hai la depressione. Vale a dire, dei giorni di merda.

Non è vero che, quando si è depressi, non si pensa a niente; a qualcosa pensavo, solo che ora non ricordo a cosa. Però i depressi non se ne rendono conto, credono che tutto sia nero e che presto finirà il mondo. Avete presente l’apocalisse? Ecco, solo con meno zombie.

La depressione è solo un lato di me. Non posso riassumermi in una parola, e questa parola non può di certo essere depressione.

Anche se, in fin dei conti, è quello che più mi caratterizza in questo momento.

Non ricordo l’ultima volta che sono stata davvero felice. Chi soffre di depressione è talmente abituato al dolore che si dimentica di ogni altra cosa. Non esiste alcunché all’infuori della sensazione di morte interiore.
E se vi state chiedendo perché io continui a ripetere depressione vi rispondo con un bel: “E perché no?”; non se ne parla mai abbastanza, la gente ha paura di ciò che non conosce.
Fa meno impressione raccontare una visita dal proctologo, che una visita dallo psichiatra.
Vorrei solo essere la portavoce di tutti quelli che si sono sentiti snobbati; siano essi depressi, bipolari, ansiosi, paranoici, iperattivi, dislessici, asmatici, diabetici…

Era uno di quei giorni.

Uno di quelli che compongono il “periodo delle tre A”, definito così da me per via delle tre parole che lo caratterizzano: apatia, atarassia e astasia. Un mix davvero entusiasmante!

Ora che ci penso, non ricordo l’ultima volta che sono stata male, ma male veramente. Penso sia un bene, o forse no. D’altro canto, questa cosa dei disturbi psichici ricorda un po’ un gatto che si rincorre la coda. Tornano sempre, in un modo o nell’altro.

O forse me lo ricordo, ma cerco di evitarlo.

Di certo rammento molto accuratamente il mio ultimo attacco di panico/ansia. Quelli sono più frequenti (e più bastardi).

Se avere una crisi in presenza di terzi è imbarazzante, immaginatevi averla quando sei in giro da sola, in una strada deserta. Credetemi, meglio l’imbarazzo.

#NonSiamoSoli 

Martina.

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4 pensieri su “#NONSIAMOSOLI

    1. Hai ragione, ma avere qualcuno che ti sta vicino a prescindere, che non prova pietà ma solo affetto e che ti comprende, è essenziale. E non parlo solo di amici abituali, ma persone che condividono il tuo problema, che possono aiutarti ad affrontare i momenti peggiori perché ci sono già passati.
      Ecco perché #noinonsiamosoli 🙂

      1. so che è essenziale, ci sono arrivata col tempo, ma ora lo penso davvero. l’essere essenziale però purtroppo non elimina il fatto che nello star male il sentire qualcuno vicino e pronto ad aiutare è un privilegio di pochi, così la vedo io.

      2. Purtroppo è così, per questo bisogna sensibilizzare le persone o, per lo meno, “istruirle”, avvicinarle a questo genere di malattie. Perché l’ignoranza è tanta, i tabù ancora di più.

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