“La natura è un tempio e ha colonne viventi” – come Baudelaire seppe leggermi l’anima

La stoltezza, la brama, l’errore, la ferita

ci possiedono al punto che ne siam stremati:

ci attacchiamo ai rimorsi da noi alimentati

come fa un mendicante col verme parassita.

Peccatori testardi, dai pentimenti vaghi,

vendiamo a caro prezzo i nostri bei propositi,

poi torniamo leggeri sui sentieri fangosi

credendo un pianto vile nostre colpe dismaghi.

(…)

Formicolante e fitta come vermi in fermento

nella testa ci danza un’orda di demoni,

e quando respiriamo, la Morte nei polmoni

scende, invisibil fiume, con un fioco lamento.

Al Lettore, I Fiori del Male.

Fu la mia giovinezza un uragano cupo:

improvviso splendeva di tanto in tanto un raggio.

Fulmini e pioggia han fatto così vasto dirupo

che solo nel giardino qualche frutto rosseggia.

(…)

O dolore! Ecco il tempo, che divora la vita,

e l’oscuro Nemico che ci smangiucchia il cuore

si rafforza col sangue della nostra ferita.

Il Nemico, I Fiori del Male.

Drogato si, scemo no.

Martina.

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