*Big Eyes* – gli occhioni tristi di Tim Burton

TITOLO ORIGINALE: Big Eyes
GENERE: Biografico, Drammatico
ANNO: 2014
REGIA: Tim Burton
SCENEGGIATURA: Scott Alexander, Larry Karaszewski
ATTORI: Christoph Waltz, Amy Adams, Krysten Ritter, Jason Schwartzman, Danny Huston, Terence Stamp
PAESE: USA
DURATA: 105 Min

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In un connubio tra vita artistica e sfera privata, il film narra la storia dei coniugi Keane: Margaret Keane, pittrice e madre dei “teneri orfanelli tristi”, diede una svolta all’arte contemporanea; Walter Keanenon molto– pittore di panorami francesi, subdolo maschilista e venditore nato.

Nell’America degli anni ’50/’60 Margaret deve farsi strada in un mondo di uomini. Divorziata e con una figlia, cerca disperatamente un lavoro, ma purtroppo troverà solo un marito.

Walter, a prima vista un affascinante uomo di mondo, la convince a sposarlo per non farle perdere la custodia della figlia. Venuto a conoscenza del grande talento di Margaret, la convince a esporre i suoi quadri. Ma, si sa, l’arte femminile non vende, così si offre come capro espiatorio e si proclama autore degli “occhioni tristi”. Lei gli regge il gioco, ma solo perché teme di perdere sua figlia e di finire in miseria.

I quadri riscuotono un enorme successo, tuttavia Margaret è sempre più infelice. Si allontana dal marito e da inizio a un processo per riprendersi la maternità delle sue opere.

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“Che bello Big Eyes, poco Burton, ma tanta roba!”

(questo è l’infelice commento che ho fatto quando sono comparsi i titoli di coda)

Big Eyes è un film colorato e tetro allo stesso tempo.

Un Burton per nulla scontato e prevedibile, percepibile nel profondo. Per alcuni il tocco del regista è presente solo nella scena in cui lei piange in macchina (di sera); per me è presente fin da subito, solo che non è palese, poiché non c’è il suo solito stampo gotico. In ogni caso, questa è una storia in pieno stile “casa Burton”!

“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, un mantra che segue l’intera vicenda. Sebbene Margaret sapesse decifrare gli sguardi altrui, non ci è riuscita con suo marito e questa è stata proprio un’ironia della sorte.

Quello della pittrice è l’urlo di aiuto di molte donne, è la storia comune di tutte quelle eroine che si sono ribellate ai cliché della società (si, sono eroine anche se non compaiono nei libri di storia).

Ma quanto è bella!?
Ma quanto è bella!?

Christoph Waltz stupendo, come sempre, mai visto con un ghigno così infido. La sua scena meglio riuscita è quella finale, durante il processo (tra l’altro, una delle più divertenti).

Amy Adams (vincitrice Golden Globe come miglior attrice) perfetta, ancora più bella di quando era giovane, decisamente una performance superiore alle altre (e lo dico io che non sono una sua grande fan).

Persino Schwartzman è divertente (è cugino di Nicolas Cage, da cui ha ereditato la mono-espressione).

Consigliato: SI!

Voto: 8

Si: l’atmosfera anni ’50, la recitazione dei due attori principali, la bellezza della Adams, il girl-power, le tematiche presenti.

No: non ci sono no!

Best wishes, Martina.

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