*The Mortal Instruments* Shadowhunters – Città di vetro e Città degli Angeli Caduti

In realtà ho finito queste due letture molto tempo fa, ma ho avuto davvero poco tempo per recensire.

Sono a metà del penultimo romanzo di questa saga; una volta terminato deciderò se recensirlo insieme alla conclusione, oppure se recensirli uno a uno.

Città di Vetro (terzo romanzo della serie)

Rispetto al secondo volume la storia è molto più interessante, ricca di suspense e colpi di scena. Viene approfondita la cultura degli Shadowhunters, la storia è difatti ambientata ad Alicante, nella città di Idris.

Finalmente il passato di Jace verrà a galla!

Spoilers:

– si farà la conoscenza del vero fratello di Clary, il quale assomiglia particolarmente al padre…  tenero e apprensivo, amante del macabro e &%$£@#.

– Alec e Magnus rendono la loro relazione pubblica, con grande sorpresa dei genitori di Alec.

Spoilerone!

La Clare è una di quelle scrittrici che riescono a rendere emozionante qualsiasi gesto banale… è in grado di scrivere venti righe di sensazioni ed emozioni, quando Clary si allaccia le scarpe…

Quando muore Jace, la protagonista, non ha battuto ciglio. La Clare sacrifica solo una riga e mezza, per dire che Clary era paralizzata… Forse in cuor suo sapeva che sarebbe stata una cosa temporanea… ma noi lettori no! Ok, era prevedibile, ma lei dovrebbe scrivere come se non lo fosse!


Ora vorrei spendere due parole per chiarire una questione.

La mia parte adolescenziale, che si eccita per qualsiasi cosa (pure per Twilight, per dire…) era super contenta di aver scovato questa saga, la mia parte più adulta e critica ha da mettere in chiaro una cosa: non sopporto le storie che iniziano con la classica ragazzina che si vede brutta e insignificante, insicura fino all’esaurimento, che incontra un figo da paura che, guarda caso, è subito cotto a puntino di lei. Perdutamente innamorati… che culo! Ho sempre preferito una figura come Nest Freemark, di Brooks (il Demone): atletica, con l’acne…

Poi, per l’amor del cielo, la storia d’amore ci sta (e ci deve stare), ma la solita botta di culo… può attrarre solo dai diciotto anni in giù.

Questo non vuol dire che io non sopporti le storie con le belle fighe, anzi! Gesù, se sono belle, sono belle. Ma la finta svampita di turno, in pieno stile Bella Swan, no!

Ok, dopo questo vorrei aggiungere che la Clare sa come guadagnare soldi con le teenagers e buon per lei! La invidio.

Città degli Angeli Caduti (quarto romanzo della serie)

Come sottofondo musicale per Jace e Clary parte Join me in Death, perché questi due sono troppo sfigati in amore, poverini aiutiamoli!

Ricordate le parole di Madame Dorothea… 

Le peripezie di Clary in questo volume sono a dir poco noiose, se non fosse per quell’afflusso di sangue che ti arriva quando viene sbattuta contro al muro da Jace, direi che la storia è insipida.

Si approfondisce in modo interessante la storia di Simon e dei vari lupi mannari. L’autrice dovrebbe fare una specie di manuale per il perfetto vampiro.

Isabelle mi piace sempre di più, la sua corazza comincia a creparsi… si rivelano le sue debolezze.

Come qualità si ritorna ai livelli del secondo romanzo. Ormai ho capito che la Clare scrive bene i romanzi dispari e rende noiosi i romanzi pari (vi posso assicurare che il quinto è molto meglio). Quindi, a rigor di logica,  il finale sarà orrendo.

(Nota dalla revisione: lo è. Talmente noioso che non l’ho neanche finito di leggere. Quindi non lo recensirò, abbiate pietà.) 

Devono sconfiggere Lilith, la Eva dei demoni. Ritorna una nostra vecchia conoscenza dal romanzo precedente e compare un nuovo lupo, molto attraente e molto focoso.

La vera coppia super-super-super sono Magnus e Alec! Ci sono incomprensioni e litigi, dovuti al fatto che (spoiler!) Alec scopre che Magnus ha come ex una vampira.

Poi c’è sempre il problema che lo Stregone è immortale… e lui no.

Magnus aveva sempre pensato che gli umani fossero la creazione più bella fra tutte quelle presenti sulla Terra, e spesso se ne era chiesto il motivo. (…) Ma era la mortalità a renderli quello che erano, la fiamma che bruciava più brillante proprio perché tremula. La morte è la madre della bellezza, aveva detto un poeta.

 

Martina. 

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