La follia, quel lato oscuro oltre la ragione.

Questo è un argomento che mi sta molto a cuore. No, non perché sono pazza, ma perché da sempre cerco di dare una voce, una forma a questa sconosciuta che è, per l’appunto, la pazzia. Ovviamente, parlando di pazzia, è d’obbligo citare il maestro del relativismo, ovvero: Pirandello (si, sempre lui!).

Quando si è pazzi, tutto è possibile”, scriveva Pirandello. E forse aveva ragione.

Ma cos’è veramente la follia?

Per Freud è la nostra parte irrazionale che prende il sopravvento su quella razionale. Nel gergo comune il folle è visto come colui che non ragiona, che si comporta in maniera bizzarra, che ha allucinazioni, sente delle voci. Il folle è il “malato di mente”, un individuo che non ha più nulla di umano e che quindi merita di essere alienato dalla società.

Cosa può portare un uomo a delirare? E questo delirio è solo una forma di conoscenza differente dal comune modo di pensare? D’altronde, gli uomini più ingegnosi erano folli! È dunque lo strumento attraverso cui si giunge alla perfezione artistica?

Nonostante le ricerche e gli studi effettuati, la follia resta ancora un mistero; certo è che ognuno di noi cela in sé una parte irrazionale, e quindi folle.

Per me la follia è lo strumento che consente di viaggiare oltre i confini, al di là delle barriere che la società impone, trovare delle risposte e scoprire cose nuove, che permettono di liberarsi dal pensiero comune.

Ma chi è dunque il pazzo? E’ una persona normale? No, una persona comune è altresì detta noiosa, stereotipata e senza personalità.

Il pazzo è colui che decide di strapparsi le maschere che la società gli impone (per citare, ancora, Pirandello). Quindi i manicomi sono stati creati per gente speciale? Ovviamente ci sono due distinzioni da fare: il folle dotato di un’alta personalità e il folle che lo psichiatra decide di curare.

Ma chi stabilisce cosa è normale? La pazzia è relativa ed è separata dalla normalità da un sottile velo oscuro.

Leggendo l’opera di Pirandello ho trovato un filo conduttore tra quello che testimonia Vitangelo, il protagonista di “Uno, nessuno e centomila”, e quello che ho sempre pensato fosse logico: cioè che nessuno mi può veramente conoscere e che è impossibile conoscersi profondamente dato che non possiamo “vederci vivere”. Per questo motivo sull’idea di follia mi sento molto in sintonia con il pensiero di Pirandello, soprattutto con le riflessioni che scuotono le convinzioni dei personaggi del romanzo “Uno, nessuno e centomila”, per antonomasia il romanzo del relativismo.

Ricordatevi sempre: solo i migliori sono matti.

Dalla vostra matta preferita, questo è tutto. MF

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