Insolita Toscana – parte IV

Memorie di viaggio di una meta tanto agognata: la Toscana. Agognata perché era da anni che volevo visitare bellezze toscane che non fossero sulla costa. Ora posso dire di aver visto (quasi) tutto ciò che questa meravigliosa regione ha da offrire: mare, campagna, città, borghi, isole…

Sei giorni di viaggio, una Seicento blu, 1425 km percorsi, 2140 foto.


Quarto giorno: Volterra!

Volterra (PI) è una città piuttosto isolata dal caratteristico aspetto medievale, poco industriale e commerciale, vi si può ancora respirare l’aria d’altri tempi.

Si, si… vi hanno ambientato un capitolo di Twilight, lo so.

Volterra dista circa 1 ora e mezza da Pisa.
Alla Porta e Fonti di Docciola potete trovare ampi parcheggi gratuiti.

Cosa vedere? 

  1. La piazza dei Priori
  2. La cinta muraria
  3. Le porte
  4. Le fonti
  5. La fortezza medicea
  6. Le case torri
  7. I palazzi rinascimentali
  8. Il Teatro Romano
  9. Il Duomo
  10. La cattedrale
  11. la necropoli etrusca
  12. Il parco archeologico

Avete solo l’imbarazzo della scelta e potete vedere tutti i luoghi di interesse guardando QUESTA MAPPA.

Non solo Volterra.
Nelle vicinanze troviamo la bellissima Val di Cecina, paesaggio collinare che cullerà i vostri occhi. Consigliato Montecatini e Montegemoli, di cui vi ho parlato in un post Instagram che potete leggere QUI.

Vi lascio alla solita carrellata delle mie foto più significative!

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Insolita Toscana – parte I

Insolita Toscana – parte II

Insolita Toscana – parte III

Alla prossima!

Martina V.

*Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti dell’horror

A distanza di mille anni torna la mia rubrica più estiva!
Sia chiaro: rubrica sempre non richiesta, ci mancherebbe!
Potete trovare i primi due capitoli qui: *Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti del fantasy  –  *Letture sotto l’ombrellone* 5 libri per gli amanti dell’avventura
Imbarazzanti e acerbi. Spero di essere migliorata col tempo.

Cinque grandi titoli, poche pagine. Tutte da leggere nei tempi morti delle vostre pigre vacanze.


  1. Il Pozzo e il Pendolo di E. A. Poe
    Maestro dei racconti dell’orrore per eccellenza. Questo, a mio parere, è quello che meglio rappresenta la cultura horror. Il raccapricciante ritmo della narrazione vi cullerà meglio del piatto mare dove vi state bagnando le caviglie.
    80 pagine
    Voto: 9
  2. Frankestein di Mary Shelley
    Il romanzo con cui la scrittrice è riuscita a cambiare il genere gotico, collegando l’orrore a basi scientifiche, rendendolo più realistico e creando le basi della letteratura fantascientifica. I personaggi perfettamente descritti e il dramma di una creatura fin troppo umana, vi faranno saltare il richiamo dei bomboloni caldi in spiaggia.
    240 pagine
    Voto: 8
  3. Carrie di Stephen King
    Cosa vi devo dire sul maestro dell’horror? Non il suo miglior romanzo, ma uno dei più brevi. Chiudete bene la porta del vostro bungalow.
    200 pagine
    Voto: 7+

  4. Io sono leggenda di Richard Matheson
    Storia dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra che deve lottare per la sopravvivenza. Consigliato agli amanti delle creature notturne. Forse conoscerete il film con Will Smith. Per chi si sente un vampiro anche sotto la luce del sole.
    180 pagine
    Voto: 7

  5. Psyco di Robert Bloch
    Leggendario scrittore horror, Bloch ci regala questo viaggio nell’oscurità della mente di un uomo. Non adatto se cercate una lettura leggera, perché le trame che si snodano dovete seguirle attentamente. Da questo romanzo Hitchcock ha creato un capolavoro. Per chi non conosce riposo. 
    180 pagine
    Voto: 9

 


Al prossimo mese, con altri cinque titoli!
Buona estate a tutti!
Martina V.

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Insolita Toscana – parte III

Insolita Toscana – parte prima
Insolita Toscana – parte due

Memorie di viaggio di una meta tanto agognata: la Toscana. Agognata perché era da anni che volevo visitare bellezze toscane che non fossero sulla costa. Ora posso dire di aver visto (quasi) tutto ciò che questa meravigliosa regione ha da offrire: mare, campagna, città, borghi, isole…

Sei giorni di viaggio, una Seicento blu, 1425 km percorsi, 2140 foto.


Terzo giorno: Siena!

Lasciata la macchina al parcheggio della stazione dei treni (molto economico), abbiamo preso le scale mobili per la risalita del centro di Porta Camollia. Piazza del Campo dista una quindicina di minuti a piedi.

 

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Alla prossima,
Martina V.

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte due)

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Ragioni per Continuare a Vivere” di Matt Haig.

Quarta di copertina: e così viene fuori che non solo siamo fatti di universo, siamo “materia stellare”, come diceva Carl Sagan, ma siamo anche vasti e complicati come l’universo. La psicologia evoluzionistica potrebbe avere ragione. Noi umani potremmo esserci evoluti troppo. Il prezzo da pagare per essere abbastanza intelligenti da diventare la prima specie con una piena consapevolezza del cosmo potrebbe essere la capacità di percepire tutta l’oscurità che l’universo contiene.

Cosa succede nella mente di una persona che, di colpo, precipita nel baratro della depressione? Quali cortocircuiti scattano a destabilizzarne l’esistenza? Solo coloro che hanno vissuto un’esperienza simile sono in grado di spiegarlo, e Matt Haig è tra questi. Ammalatosi all’età di ventiquattro anni, si è ritrovato ad affrontare giornate infinite, dominate dalla paralisi e da pensieri suicidi, che adesso, a distanza di quattordici anni, rievoca nelle pagine di questo libro. Le sue sono le parole lucide e serene di chi è passato attraverso una grande prova e ha saputo riemergerne, più forte e più attaccato alla vita. Ben oltre il memoir e la cronaca di un viaggio di andata e ritorno nell’abisso, “Ragioni per continuare a vivere” è una testimonianza vibrante di emozione e di ironia, un aiuto per chi è stato colpito dalla malattia, una possibilità di capire per chi vive accanto a una persona depressa. Per tutti, l’invito a una maggiore consapevolezza del nostro tempo su questa Terra e a un ascolto più attento di quello che ci accade, per cogliere ogni giorno in chi amiamo, in ciò che realmente siamo, le ragioni per vivere.


“Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità” di Elizabeth Gilbert.

Quarta di copertina: Liz è bella, bionda, solare; ha una grande casa a New York, un matrimonio perfetto, un lavoro invidiabile. Eppure, in una notte autunnale, si ritrova in lacrime sul pavimento del bagno, con l’unico desiderio di essere mille miglia lontana da lì. Quella notte, Liz capisce di non volere niente di tutto quello che ha. Dopo aver portato a compimento il proprio difficoltoso divorzio, la Gilbert trascorre l’anno successivo a viaggiare per il mondo.

Elizabeth Gilbert ci racconta le tappe della sua personalissima ricerca della felicità: l’Italia, dove impara l’arte del piacere, ingrassa di 12 chili e trova amici di inestimabile valore; l’India, dove raggiunge la grazia meditando in compagnia di un idraulico neozelandese dal dubbio talento poetico; e l’Indonesia, dove uno sdentato sciamano di età indefinibile le insegna a guarire dalla tristezza e dalla solitudine, a sorridere e a innamorarsi di nuovo. “Mangia prega ama” è la storia di un’anima irrequieta, con cui è impossibile non identificarsi.


“Una Mente Inquieta” di Kay Redfield Jamison.

Quarta di copertina: “Quando ho pensato di scrivere questo libro, l’ho concepito come un libro sull’umore e su una malattia dell’umore. Così come l’ho scritto, invece, è diventato anche un libro sull’amore: l’amore che sostiene, che rinnova e che protegge.”
Bambina emotiva, poi adolescente depressa e infine giovane vittima della sindrome maniaco-depressiva, per Kay Redfield Jamison studiare e comprendere la sua malattia era l’unica speranza di salvezza. Il suo libro è il suo coraggioso resoconto di una lotta durata trent’anni, una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi essere depressi e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel del male oscuro.

È stato dopo molti e ragionevoli dubbi che l’autrice di questa coraggiosa autobiografia, una psichiatra considerata fra le massime autorità nel campo delle ricerche sulla malattia maniaco-depressiva, ha trovato il coraggio di raccontare la propria storia. Una lotta, durata oltre trent’anni contro gli stati maniacali, depressivi e psicotici. Una testimonianza di grandissimo valore, al tempo stesso umano e scientifico, su cosa significhi “essere depressi” e su cosa si possa fare per uscire dal tunnel.


“Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. 

Quarta di copertina: chi siamo veramente? E cosa accadrebbe se scoprissimo che gli altri hanno un’immagine di noi completamente diversa da quella che credevamo? E’ ciò che succede al ventottenne Vitangelo Moscarda, ricco erede di un banchiere, quando un commento distratto della moglie gli fa notare per la prima volta un difetto fisico che aveva sempre ignorato: il suo naso pende lievemente verso destra e lui non se ne era mai accorto. Un episodio banale che diventa ben presto un’ossessione, spingendolo a compiere gesti insensati per distruggere l’opinione che la gente si è fatta di lui. Dal rapporto con la moglie agli affari di famiglia, tutto viene travolto in un vortice di follia.

Un capolavoro che dipinge in ogni sua sfaccettatura la crisi di identità dell’uomo novecentesco. Ne ho già parlato in questi vecchissimi articoli: “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello e La follia, quel lato oscuro oltre la ragione.


“Il Libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares” di Fernando Pessoa.

Quarta di copertina: “Se scrivo ciò che sento è perché così facendo abbasso la febbre di sentire”.

“Il libro di Soares è certamente un romanzo. O meglio, è un romanzo doppio, perché Pessoa ha inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha delegato il compito di scrivere un diario. Soares è cioè un personaggio di finzione che adopera la sottile finzione letteraria dell’autobiografia. In questa autobiografia senza fatti di un personaggio inesistente consiste l’unica grande opera narrativa che Pessoa ci abbia lasciato: il suo romanzo”. (Antonio Tabucchi)

 

 


La prima parte potete leggerla qui: *Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Grazie della lettura,
Martina V.

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Il peso delle parole.

Cara Sconosciuta, io non ti conosco, ma sembra tu conosca me.
Non so chi tu sia, eppure hai avuto modo di giudicarmi.
Lo hai fatto nel modo più meschino che io conosca, sussurrando, senza nemmeno tentare di nasconderlo. Senza smettere di guardarmi. Senza nemmeno provare un po’ di vergogna.

Forse hai pensato di potermi giudicare all’apparenza, dall’alto dei tuoi serici capelli biondi e della tua vana sigaretta.
Tu, seduta al tavolino con un’amica. Io, in fila per un gelato. Una settimana fa.
“Ma quella è Martina?”
La tua amica te l’ha confermato.
“Che brutta.”

Non c’è nemmeno stato bisogno di leggere il labiale perché ti ho sentita molto bene.
Non capisco se devo essere bella per te, o cosa.
Ma soprattutto: quel commento ti ha cambiato la giornata?
A me ha cambiato la settimana.

Hai beccato la persona sbagliata per questo genere di commenti superficiali. Non sono in grado di farmeli scivolare addosso. Quel commento mi pesa ancora come un macigno. Come se la mia autostima non fosse già abbastanza bassa…
Fossi stata un po’ più forte sarei venuta lì e ti avrei chiesto “Ci conosciamo?”, invece mi sono curvata, come per nascondermi, e ho cercato di andarmene il più velocemente possibile.
Il senso di inadeguatezza è ancora lì, ma tu probabilmente te ne sarai già dimenticata.

Non so come fai a sapere il mio nome, per me rimani una Sconosciuta e, sinceramente, non ho nessun interesse nello scoprire chi tu sia.
Ti vorrei consigliare, però, ti ponderare le tue parole, di pesarle.

Oppure pensa prima di parlare, che è meglio.
Ci sono persone molto meno forti di me, a cui avresti potuto causare danni molto più seri.
Il peso delle parole per qualcuno è insopportabile.

Vaffanculo,
con affetto,

Martina.

Insolita Toscana – parte II

La parte prima

Memorie di viaggio di una meta tanto agognata: la Toscana. Agognata perché era da anni che volevo visitare bellezze toscane che non fossero sulla costa. Ora posso dire di aver visto (quasi) tutto ciò che questa meravigliosa regione ha da offrire: mare, campagna, città, borghi, isole…

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Secondo giorno: Colle Val d’Elsa – San Gimignano – Monteriggioni

Colle Val d’Elsa (SI): la parte antica è chiamata Colle Alta (perché situata in alto, ovviamente); il comune è il più importante centro italiano della produzione di cristallo. Qui vi ha studiato Carlo Collodi (autore di Pinocchio).

San Gimignano (SI): per la caratteristica architettura medievale del suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità. San Gimignano è uno dei migliori esempi in Europa di organizzazione urbana dell’età comunale. La città è una delle ambientazioni del videogioco Assassin’s Creed II, in cui sono rappresentati e citati molti monumenti.

Monteriggioni (SI): un piccolo borgo fortificato di origine medievale; recentemente molto turistico perché inserito nei luoghi della Via Francigena. Famosa la festa medievale annuale. A Monteriggioni è stato allestito un Museo delle armi e delle armature, che ospita fedeli riproduzioni artigianali di armi e armature medievali e rinascimentali. Una libera ricostruzione di Monteriggioni è presente nel videogioco Assassin’s Creed II ed Assassin’s Creed: Brotherhood in qualità di residenza della famiglia Auditore da Firenze e sede della cripta degli Assassini. Vi sono state girate scene dei film: Il Gladiatore, Io Ballo da Sola e Il paziente Inglese.

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Alla prossima,
Martina V.

Trainspotting 2 di Danny Boyle (2017)

Dreaming is free.

Torna Danny Boyle con i suoi ragazzacci. Nel primo capitolo era riuscito a rappresentare perfettamente una generazione di ragazzi alle prese con droga, sesso, criminalità e scelte difficili; oltre a fornire un quadro piuttosto veritiero della scena sociale dei primi anni ’90. Scelte visive azzardate e una colonna sonora da far invidia: ecco come il primo Trainspotting si era guadagnato un posto di tutto rispetto nel mondo del cinema.
Il seguito ha saputo mantenere alto l’onore?


Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Regno Unito
Anno: 2017
Durata: 117 min
Genere: drammatico
Regia: Danny Boyle
Soggetto: Irvine Welsh (romanzi)
Sceneggiatura: John Hodge

Interpreti principali:
Ewan McGregor
Jonny Lee Miller
Ewen Bremner
Robert Carlyle
Kelly Macdonald

Trama: 20 anni dopo Trainspotting, molte cose sono cambiate, ma altrettante sono rimaste le stesse. Mark Renton (Ewan McGregor) torna all’unico posto che da sempre chiama casa. Lì ad attenderlo ci sono Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller), e Begbie (Robert Carlyle), insieme ad altre vecchie conoscenze: il dolore, la perdita, la gioia, la vendetta, l’odio, l’amicizia, l’amore, il desiderio, la paura, il rimpianto, l’eroina, l’autodistruzione e la minaccia di morte. Sono tutti in fila per dargli il benvenuto, pronti ad unirsi ai giochi. (comingsoon.it)

Come il primo film, il soggetto è dell’autore Irvine Welsh.


Vent’anni non bastano a dimenticare un tradimento, non a questi uomini scozzesi. Trainspotting terminava con Renton che scappava dai suoi amici, e dalla sua vita, con 16 mila sterline. Il nuovo capitolo ci riporta direttamente ai vecchi tempi, alla resa dei conti, ma senza risultare una banale copia dell’antecedente. Il surreale mondo dell’eroina viene rimpiazzato dalla brutalità della vita di quarantenni falliti, ancora troppo malmessi per sperare in una rapida ripresa dalla gioventù. Anche il famoso e mirabolante slogan di Renton suona più come un lamento ora.

Danny Boyle arricchisce la storia con dei flashback celebrativi, puntando direttamente al cuore degli spettatori: E dove non c’è una voce, c’è la musica a proseguire la narrazione.

Il tocco d’autore è ben percepibile in ogni minimo dettaglio; Boyle trasforma un film per le masse in un lungometraggio autoriale, con particolare attenzione alle cose che non si dicono, ma che si vedono.
Come l’ombra di Renton che va a sostituire la figura della deceduta madre al tavolo di famiglia.

John Hodge non abbandona gli elementi vincenti della prima sceneggiatura: sarcasmo tagliente e un approccio crudo alla visione dei protagonisti.

Nonostante i passati diverbi tra regista e attori (specialmente tra Boyle e McGregor) il quadro d’insieme risulta piuttosto affiatato. Jonny Lee Miller (Sick Boy) piatto all’inizio, sembra risvegliarsi un po’ verso la metà del film.
Un film maschile? Le figure femminili non emergono e restano bloccate a meri stereotipi, diventando occasioni sprecate per una narrazione più profonda. Forse una scelta del regista di incentrare il film sulla resa dei conti dei protagonisti?


T2 (o meglio: Trainspotting 2.0) è, in conclusione, un seguito non obbligatorio, ma risolutivo. La chiusura di un cerchio, perché di questo si tratta: della storia che si ripete. Di uomini che vogliono tornare a fare i ragazzi.
Bellissima la scena finale, con la stanza di Renton che si trasforma in un treno in corsa.

Voto: 7+

Grazie della lettura,

Martina V.

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Vuoi offrirmi un caffè?

Ho la mente piena di sogni, ma le tasche vuote.
Questo blog non riesce più a starmi dietro, ha bisogno di espandersi! Ma per questo dovrò acquistare il dominio.

Se volete supportare il mio lavoro, potete offrirmi un simbolico caffè.

Non c’è obbligo, non c’è giudizio, non c’è una lista nera per chi non lo farà.
Vi sono immensamente grata anche solo per leggere le mie castronerie.

Il link per potermi offrire qualcosa è questo ma trovate il bottone con il link anche nella barra laterale del blog.

Grazie infinite,

Martina V. 

Un pugno di mosche.

Sono con le mani nell’impasto per i dolci. Una piccola dimostrazione di affetto per la festa della mamma.

Ripenso a quel post letto un po’ per caso, di sfuggita, come quando capti con la coda dell’occhio un battito d’ali.
Una ragazza che seguo dai tempi in cui aveva aperto il suo blog per consigli sugli outfits e tutto quell’immaginario lì… è diventata una food blogger.
Prima ancora dava consigli su come rimettersi in forma, sulle diete proteiche e via discorrendo.
Poi un altro blog su cui scrive solo recensioni di libri.

Tre profili social diversi.

Tutte sponsorizzazioni, perché altrimenti come farebbe ad andare avanti?

Belle inquadrature, ma prive di significato.

Se queste persone fossero davvero brave in quello che fanno, non avrei nessun problema. Invece mi ritrovo davanti sempre gli stessi corpi perfetti, che pubblicizzano prodotti per una vita perfetta, promettendoti felicità e benessere manco vendessero tortini fatti con la marijuana.

Spero in blogger che inseguano l’amore e non il vile denaro.
Spero in un mondo social meno patinato e più veritiero.

Non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!

E mi ha fatto ripensare a tutti quei personaggi, che oggi chiamano Influencer, che pur di guadagnare qualcosa si farebbero sponsorizzare pure dalla ditta di mutandomi per nonne.

Soldi, followers e niente passione.

Ma cosa rimane?

Un pugno di mosche.


Vado che ho roba nel forno.

Martina.

*Libri e Psicologia* 10 Titoli per chi vuole approfondire il lato oscuro della mente (Parte prima)

Vorrei inaugurare una nuova rubrica: Libri e Psicologia.
Alcuni libri saranno delle testimonianze, magari da leggere per sentirsi più compresi; altri saranno delle vere e proprie storie, tristi o felici che siano.

Oggi vi fornisco 5 titoli di romanzi che trattano l’argomento psiche.

E ricordate: i libri fanno sentire meno soli.


“Molto Forte, Incredibilmente Vicino” di Jonathan Safran Foer.

Quarta di copertina: A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Il protagonista è Oskar, un bambino di nove anni auto proclamatosi inventore, appassionato di collezioni e scienza. Ha un carattere particolare, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, ha pochi amici e si rifugia nel suo mondo di invenzioni. Dopo la tragica morte del padre, Thomas Schell, sviluppa autolesionismo e varie fobie per il mondo esterno. Quando Oskar si avventurerà nel mondo esterno dovrà infatti fare i conti con la paura per i ponti, per i grattacieli, gli aerei, le malattie e le altre persone.


“L’Orlo Argenteo delle Nuvole” di Matthew Quick.

In seguito all’adattamento cinematografico è stato ristampato con il titolo Il Lato Positivo.

Quarta di copertina: Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L’inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel ‘postaccio’, la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo… Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov’è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l’ultima volta che l’ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all’imprevedibile finale.

Il protagonista, Pat Solitano, ha perso tutto: la moglie, la casa e il lavoro. Torna così a vivere con i genitori, dopo aver passato otto mesi in un istituto psichiatrico poiché affetto da disturbo bipolare, emerso dopo aver sorpreso la moglie fedifraga. Nonostante le difficoltà, è determinato a ricostruire la propria vita e a riconquistare la moglie. Pat incontra Tiffany, una misteriosa e problematica giovane donna, che in seguito alla morte del marito si è data alla promiscuità. Tiffany si offre di aiutare Pat, l’unica persona che ha rifiutato di fare sesso con lei e le ha dimostrato amicizia, a riconquistare la moglie consegnandole una lettera, ma solo se lui in cambio farà qualcosa di veramente importante per lei: partecipare con lei a una gara di ballo.


“Veronika decide di morire” di Paulo Coelho.

Quarta di copertina: Il giorno 11 novembre del 1997 Veronika, ventiquattro anni, slovena, capisce di non voler più vivere e assume una forte dose di sonniferi. Salvata per caso, si risveglia tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Villete, con il cuore stanco e sofferente per il veleno che lei gli ha somministrato. In pochi oiorni a Villete Veronika scopre un universo di cui non sospettava l’esistenza. Conosce Mari, Zedka, Eduard, persone che la gente “normale” considera folli, e soprattutto incontra il dottor Igor, che attraverso una serie di colloqui cerca di eliminare dall’organismo di Veronika l’Amargura, l’Amarezza che la intossica privandola del desiderio di vivere. Veronika spalanca così le porte di un nuovo mondo, un mondo che, attraversato con la consapevolezza della morte, la spinge, sorprendentemente, alla consapevolezza della vita. Fino alla conquista del dono più prezioso: sapere vivere ogni giorno come un miracolo.

In questo romanzo, nella storia della giovane Veronika, Paulo Coelho riversa la sua personale esperienza, i ricordi di tre anni consecutivi di ricovero in un ospedale psichiatrico, dove lo scrittore venne rinchiuso solo perché considerato “diverso”. Prima di acquisire una notorietà internazionale e divenire un autore di best-seller mondiali, ha dovuto superare molti ostacoli. Durante l’adolescenza, ha subito la terapia degli elettroshock: accadde quando, tra il 1966 e il 1968, i genitori lo fecero ricoverare per tre volte in un ospedale psichiatrico, reputando un segno di pazzia il suo atteggiamento ribelle.


“Panico” di Lydia Flem.

Quarta di copertina: Esistono istanti in cui scompare la percezione di esistere, in cui tutto esplode, in cui niente ci permette di rimanere in piedi. È la crisi di panico, il momento buio di ogni esistenza, un’esperienza terrificante che molti essere umani conoscono ma che sembra quasi impossibile da raccontare.

In questo breve, violento, lucido, spietato scritto, la psicologa, e nota scrittrice, belga ci narra minuto per minuto, nei minimi e drammatici particolari, cosa avviene nella mente e nel corpo di una donna in preda a una di queste terribili crisi di panico. Sono istanti in cui non esistono più sentimenti, perché il panico riempie tutto. E non è soltanto la gola che si stringe, il respiro che si ferma, l’asfissia che arriva, è un inabissarsi di tutto il proprio essere, la sensazione di una morte imminente.

Potete trovare un mio scritto a riguardo qui.


“La Casa dei Naufraghi” di Guillermo Rosales.

Quarta di copertina: “Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale.” William Figueras è un uomo in fuga. Dalla cultura, dalla musica, dalla letteratura, dalla televisione, dalla storia e dalla filosofia di Cuba. È arrivato a Miami con in tasca nient’altro che le edizioni rilegate dei Romantici inglesi e l’illusione, coltivata al buio della sua mente, che nella Grande America riuscirà a scrivere senza paura delle persecuzioni. Ma William è malato di nervi e dopo il confino le voci che sente rimbombano forte nella testa. Talmente tanto che la zia che lo ospita deve arrendersi: “Non si poteva fare di più, lui avrebbe capito”. La casa in cui viene deportato è una clinica ai limiti della realtà, un rifugio disumano dalle atmosfere asfissianti in cui i matti sono vittime condannate a una quotidianità primitiva. Non c’è salvezza, via di scampo, anche se la libertà urla al di là di quelle porte. Un giorno la pallida Francis arriva tra gli Idioti e con lei il ricordo in carne e ossa dell’amore. La speranza scioglierà per poco il gelo di quell’ultimo passaggio nella casa, e la vita riprenderà a scorrere come non aveva mai fatto prima.

Scrittore e giornalista bandito dal governo per la sua dura opposizione al totalitarismo cubano, fugge dal carcere negli anni Ottanta per trasferirsi a Miami, dove si toglierà la vita nel 1993. Malato di schizofrenia, al confino politico, in esilio dagli affetti, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica dalla quale non farà mai ritorno. Muore all’età di 47 anni. Prima di uccidersi, distrugge la maggior parte dei suoi scritti. Il romanzo autobiografico “La casa dei naufraghi”, un testo segreto durante tutta la sua vita, sovversivo dopo il suicidio, è considerato il suo capolavoro.
Estremo e commovente, “La casa dei naufraghi” è considerato oggi un classico della letteratura cubana.


Alla seconda parte, coi prossimi 5 titoli.
Grazie della lettura,

-Martina V.